Non mi piacciono la tensione ed i toni dialettici che in questi giorni si riscontrano sulle pagine di facebook dei gruppi ostili a de Magistris. Suscitano in me preoccupate riflessioni sul piacere e la nostalgia che l’informe massa nutre verso le macellerie messicane d’infausta memoria. Si legga quel che è stato scritto a commento della foto del duo Cammarano/Chiliberti al balcone intente a svolgere il proprio lavoro. Ed anche se fossero uscite per il semplice gusto di soddisfare una curiosità, dove sta lo scandalo?
Come per Flaiano a proposito del Fascismo, anch’io mi sento di dire che a Napoli i de magistrisiani si dividono ormai in due categorie: i demagistrisiani e gli antidemagistrisiani. E’ iniziata la gara a chi è più “anti” con l’intento, neanche tanto nascosto, di rifarsi una verginità politica dopo essere stati tra gli antesignani duri e puri della rivoluzione arancione. Non mi piace. Vedrete quanti realisti più realisti del re presenteranno la propria candidatura alle future prossime elezioni.
Certo, cambiare opinione è segnale d’intelligenza e di libertà dello spirito, ma i toni e modalità di questa ostentata conversione – per tante espressioni di certa borghesia un po’ codina e dei politicanti sfusi e a pacchetti – è alquanto sospetta…. Ai posteri l’ardua sentenza. Personalmente, ho il terrore della massa. La folla non ha nulla dell’umana razionalità. E’ un animale infuriato, capace di tutto. E’ una forza bruta, senza volto, disponibile al servizio di chiunque sappia dominarla.
In piazza del Municipio io c’ero e guardando quelle espressioni del viso, il modo di agitarsi, le grida lanciate verso il Palazzaccio mi hanno fatto tornare alla mente la descrizione che il Manzoni faceva della turba. Allora come oggi, essa è un coacervo di uomini animati da una varietà di sentimenti: un po’ riscaldati, un po’ furbi, un po’ inclinati a una certa giustizia, come l’intendevano loro, un po’ vogliosi di vederne qualcheduna grossa, pronti alla ferocia e alla misericordia, a detestare e ad adorare, secondo che si presenti l’occasione di provare con pienezza l’uno o l’altro sentimento, avidi ogni momento di sapere, di credere qualche cosa grossa, bisognosi di gridare, d’applaudire a qualcuno o di urlargli dietro.
In piazza si è rinnovato ancora una volta l’antico scontro tra le due categorie sociali, all’apparenza distinte e contrapposte, degli oppressi e degli oppressori ma sostanzialmente unite dalla comune volontà inconfessabile di “opprimere”, di esercitare il potere. Un sentimento trasversale, indipendente dalla classe sociale di appartenenza perché insito nella stessa natura dell’uomo. I proverbi popolari si dice che siano il prodotto della saggezza dei popoli. Quello napoletano ne ha coniato uno dalla forma non molto elegante, ma che ben descrive la libidine del potere: 'O cumannà è meglio d' 'o fottere.
Ci troviamo quindi di fronte ad una “guerra civile” in atto tra consistenti strati della cittadinanza napoletana ed il suo sindaco. Una guerra che fortunatamente resta confinata nella dimensione dei mezzi di comunicazione. Utilizzati con intelligenza dagli “oppressi” e dall’”oppressore”. Alla mobilitazione di piazza del dissenso sempre più vasto, il sindaco de Magistris ha risposto con un video messaggio ed un’intervista rilasciata ad uno dei maggiori quotidiani della città.
Certo che de Magistris col suo essere un po’ narcisista e un po’ guascone potrebbe essere un ottimo compagno di bagordi. Ma si dà il caso che sia stato designato da un contesto democratico – anche se numericamente risicato – ad indossare i panni del primo cittadino di Napoli. Dovrebbe quindi avere a cuore l’interesse dei napoletani – anche quelli dei suoi oppositori – senza intestardirsi nel difendere risoluzioni perfino condivisibili nei principi, ma che hanno generato una moltitudine d’insostenibili disagi e, in qualche caso non è azzardato sostenerlo, di limitazioni della libertà individuale.
Ma come fa il sindaco a parlare di “viabilità alternativa” quando anche a Canberra conoscono le condizioni e, soprattutto, la configurazione dell’assetto viario di Napoli. Una rete stradale costituita da tre assi stradali paralleli alla costa di attraversamento e quattro ortogonali ad essi che consentono la penetrazione in città dei pendolari dell’hinterland. O forse l’immaginifico si riferiva alla possibilità di dirottare il trasporto pubblico e privato tra i vicoli del centro storico? Ma è mai possibile soltanto ipotizzare – come egli fa nella sua intervista – di alleviare gli effetti disastrosi di un sistema di comunicazione stradale obsoleto, concedendo il libero transito agli “scooter” in Piazza Dante e Via Duomo. Sul serio pensa di far “saltare i tappi di Via Acton e di Piazza Sannazaro” con il semplice benestare della magistratura, senza aver monitorato lo stato di stabilità dell’edificato lungo la Riviera di Chiaja prima di renderla disponibile alla circolazione veicolare?
Probabilmente l’ineffabile dottor de Magistris avrà pensato di essere il sindaco di Osaka o il teutonico borgomastro di Berlino mentre enfatizzava un miglioramento tutto ancora da dimostrare dei trasporti urbani. “Per l´Anm abbiamo già dato 5 milioni – ha dichiarato con orgoglio il primo cittadino - altri 5 arriveranno a giorni. Otto milioni anche per Metronapoli per aumentare la frequenza dei treni. Quindi: oggi siamo a 260 bus in strada, per Maggio dei Monumenti ne avremo 400 e a settembre 550”.
I napoletani ben conoscono lo stato delle finanze dell’azienda di trasporto urbano. Per spontanea ammissione del suo amministratore delegato, l’ANM ha un’esposizione di 120 milioni di euro e crediti non riscossi per ben 270 milioni dal Comune di Napoli.
No, il sindaco di Napoli e non di Osaka, non può lasciarsi andare a toni trionfalistici senza spiegare alla città come saranno investiti quei dieci milioni di euro concessi o da concedere all’ANM. Egli non si trova al Bar dello Sport dove può lasciare in libertà fantasie e desideri. Ai cittadini le cose le deve spiegare facendo riferimento ai documenti - uno a caso, il piano industriale dell’azienda dei trasporti - onde far comprendere ai comuni mortali su che basi avverrà la portentosa crescita del 100% ed in soli 150 giorni della flotta autobus dell’ANM.
E’ fin troppo evidente che siffatto comportamento da un lato tende a spaccare il fronte del dissenso popolare cercando di procacciarsi la fama di amico delle comunità, dall’altro pone in evidenza l’assoluta incapacità di amministrare con saggezza il potere che gli è stato conferito. A de Magistris poco importa l’impraticabilità delle sue decisioni. Non gl’importano le proteste popolari. Gli preme soltanto di mostrarsi uomo deciso e forte.
La malabestia della massa è tuttora trattenuta dalle catene del buon senso e del vivere civile. Per carità di Dio, signor sindaco non le spezzi chiudendo ogni spazio ad un confronto democratico leale, civile, costruttivo.
Lidio Aramu
