Colata di cemento su Napoli by orange revolution

Ci risiamo. La giunta de Magistris approva la delibera di proposta al Consiglio comunale di Napoli per una variante al Piano Regolatore, al fine d’incrementare l'offerta alla crescente domanda di alloggi.
Una variante – si legge in un comunicato della giunta municipale - che aggiunge circa 20 mila vani ai 50 mila già previsti nel piano regolatore varato nel 2004, senza in alcun modo rivederne i principi. Le iniziative saranno anche a cura dei privati, ma il Comune detterà la condizione che parte delle nuove edificazioni venga ceduta in proprietà all'Amministrazione che ne gestirà l'assegnazione alle nuove categorie sociali: giovani coppie, cittadini in condizioni particolari di disagio, nuclei familiari mono componenti, studenti…
Zero consumo di suolo, - si sottolinea - ma anche una riduzione delle volumetrie previste dal prg stimabile intorno al dieci per cento, in quanto le nuove residenze richiedono minori altezze rispetto alla destinazione terziaria.
La variante, quasi fosse una sfida all’OK Corral con la Regione Campania, costituisce la risposta dell’amministrazione municipale alle norme che introducono procedure derogatorie alle regole della pianificazione urbanistica. Alle leggi regionali che sottraggono ai Consigli Comunali la competenza delle funzioni di governo del territorio, Napoli risponde con una manovra che la Giunta decide di sottoporre al Consiglio Comunale.

La vicenda urbanistica di Napoli è stata fortemente segnata da piani e varianti, adottate per la mancanza del Piano Regolatore Generale o dei Piani particolareggiati.
Il Piano Quadro delle Attrezzature, le varianti concernenti l’impianto siderurgico dell’Italsider di Bagnoli e le nuove sedi universitarie delle facoltà di Scienze e di Economia, il Piano delle Periferie per ricordarne solo qualcuno.  Alcune si sono rivelate inefficaci, altre sono tutt’ora in via di completamento. Altre hanno dato origine a nuove varianti. Quella per l’Area Occidentale rappresenta emblematicamente i limiti di tale strumento urbanistico.

Le motivazioni poste alla base delle varianti sono generalmente quasi sempre condivisibili perché riflettono delle necessità vere. Tuttavia la variante proprio per la sua limitata visione finisce spesso con l’essere avulsa dall’intero contesto urbano. Che senso ha parlare (ammesso che se ne parli…) di riequilibrio dei ghetti di periferia, quando non ci si preoccupa minimamente – salvo rare eccezioni – d’intervenire sugli escrementi edilizi e sul vecchiume urbanistico che si riscontra a “macchia di leopardo” su tutto il tessuto urbano. L’indecoroso agar su cui si moltiplica e si diffonde con virulenza ogni sorta di epidemia, patologica e sociale.
La variante in itinere è stata presentata come un efficace mezzo per arrestare l’allontanamento dei napoletani dalla città e per fornire alloggi di edilizia popolare.

Non abbiamo ancora i documenti per formulare un giudizio complessivo. Ci auguriamo che l’analisi su tale esodo, abbia tenuto conto dei canoni di locazione a Napoli che erodono circa il 60% di una normale retribuzione. Condizione che mette in discussione i vecchi parametri IACP (sul loro rispetto nell’assegnazione degli alloggi è meglio stendere un velo pietoso) per la concessione dell’alloggio popolare, essendosi allargata, e di molto, l’area della potenziale indigenza (famiglie mono reddito, pensionati ecc.). In realtà, la diaspora partenopea trova nella carenza dei pubblici servizi, in una qualità della vita appena decente, nei costi assurdi della Tarsu e dei premi assicurativi, nella qualità dei vani abitativi ben al di sotto dei moderni standard, la complessa motivazione del suo essere.

Per verificarlo – e riteniamo che l’assessore De Falco lo abbia già fatto - basta confrontare i dati dell’esodo con il censimento degli alloggi sfitti Napoli.
Attendiamo fiduciosi il dibattito del Consiglio comunale perché potrebbe essere questa la concreta occasione per rilanciare l’economia cittadina rimettendo in moto l’edilizia. Un’occasione da cogliere con la partecipazione attiva delle facoltà di Architettura e d’Ingegneria, degli ordini professionali degli ingegneri e degli architetti. Il recupero dell’area orientale a funzioni abitative non può e non deve costituire un beneficio esclusivo per il blocco storico (speculatori edilizi, politici conservatori e simil progressisti). Si parla tanto e a sproposito di democrazia partecipata. Questa è l’occasione buona per passare dalle parole ai fatti.
Lidio Aramu