De Magistris 'avverte' il cardinale Sepe

Scontro sul quartiere a luci rosse. Incredibili parole del Sindaco di Napoli, che risponde in modo allusivo alle critiche dell'arcivescovo di Napoli.
L'estate 'calda' di Luigi de Magistris non conosce pausa. Stavolta il bersaglio è il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, reo di aver criticato la proposta del sindaco partenopeo in merito alla realizzazione di un quartiere a luci rosse in città dove ospitare le prostitute e di un sito dove consentire ai giovani di appartarsi 'in sicurezza'.

La replica è giunta nel pomeriggio, con una lettera aperta al prelato nella quale de Magistris, in modo nemmeno tanto velato,  ne ha ricordato il coinvolgimento nello scandalo della compravendita di immobili a Roma ad opera di Propaganda Fide.


Il Sindaco si è dichiarato addolorato dal tono di Sepe:  «Mi aspettavo - si legge in un passaggio della missiva - dal Cardinale un contributo, anche duro, che portasse un punto di vista strettamente ecclesiale, di cui tener conto nella discussione stessa e nella successiva decisione. Ho ricevuto, invece, un'invettiva alla quale sono costretto a rispondere per "legittima difesa", poiché non rappresenta una legittima critica pertinente ad uno o più fatti che rientrano nel dibattito democratico, bensì un affondo politico, fatto nel ricordo di una Santa a noi tutti molto cara, Santa Patrizia, fondato tra l'altro su evidenti distorsioni della realtà».

L'ACCUSA - E' in questo passaggio che de Magistris riserva l'affondo più pesante: «Lei dice che l’amministrazione vuole tornare alle case chiuse? Giammai Cardinale! Ma dove lo ha letto? Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma, sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti, luoghi liberi, luoghi di culto per tutte le religioni, case da assegnare ai più deboli, luoghi per l’inclusione e la solidarietà»

L'OMELIA - Non era stato tenero il cardinale Sepe, durante l'omelia in occasione delle celebrazioni di Santa Patrizia, che aveva definito la proposta di de Magistris un tema «a effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni».
«Capisco - ha detto Sepe - che non essendoci idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale, si ricorre a temi a effetto come è avvenuto con l'ipotesi di realizzare case a luci rosse e un parco dell'amore». Un tema che, secondo il cardinale, non costituisce una priorità per la città e i cittadini. «Mi domando - ha aggiunto - è questo il principale e ultimo problema da risolvere a Napoli? O forse si vuole offrire un diversivo e una distrazione alle migliaia di giovani che non vedono alcuno spazio e che sono costretti a considerare il lavoro un miraggio?».

Un monito anticipato dalla premessa di «non pretendere soluzioni miracolose a problemi antichi e recenti e aggravati da una crisi economica senza precedenti», senza tuttavia potersi «lasciare andare a frivolezze». Secondo il cardinale, le ipotesi emerse nei giorni scorsi «sembra vogliano offrire all'altrui immaginazione una Napoli surreale in cui, soddisfatta ogni preoccupazione, si possono affrontare questioni come il registro delle coppie di fatto, il testamento biologico e ora la prostituzione». «Temi sui quali manca ancora una legge nazionale o, come per la prostituzione, esiste una legge che ne vieta la regolamentazione». Una legge che «dovrebbe essere rispettata e non ignorata».

LA PROPOSTA DEL CARDINALE - Sepe ha poi proposto anche una possibile via da seguire: «Realizzare azioni di recupero per fare uscire dallo stato di costrizione e sfruttamento» chi si prostituisce, avendo come linea guida la necessità di «salvaguardare la dignità dell'uomo e il valore della persona».
Il cardinale ha evidenziato che «ogni ragionamento» sul tema della prostituzione deve essere guidato «prima ancora che da aspetti giuridici, dalla questione morale». Ed ha ricordato come il contrasto alla prostituzione sia anche «strada per combattere la criminalità». Direttrici su cui «la chiesa opera da sempre senza alcuna caratterizzazione confessionale». A questo proposito il cardinale ha ricordato il lavoro svolto da don Benzi e da tanti altri sacerdoti o religiosi che - ha proseguito - «anche qui a Napoli dedicano il loro impegno a questo mondo e lo fanno nel silenzio e senza il clamore delle tivù». No alle case a luci rosse e un deciso sì a «case per il recupero sociale» che, ha detto il cardinale, «non sono prerogativa soltanto delle strutture ecclesiali, religiose o cattoliche, ma un dovere anche e prima ancora di chi ha responsabilità istituzionale».

«NO A GHETTI DI ANIME E CARNE». No a «ghetti dove si commercializzano anime e carne» e si a «luoghi di accoglienza» perché, ha concluso Sepe, «le luci rosse sono fatte per abbagliare e ingannare senza risolvere i problemi della nostra gente».

È così caduto anche l'ultimo tabù, quello che ha visto il Sindaco rispettoso nei confronti del cardinale napoletano, presenza per nulla discreta in occasione del miracolo di San Gennaro, in prima fila finanche a baciare la teca contenente il sangue del santo patrono di Napoli. Uno scontro che è servito, tuttavia, a scoprire che "il Vangelo è l'unico libro che non toglie mai dal suo comodino". Quasi una sfida lanciata alle gerarchie ecclesiali; chissà se il Sindaco non ambirà a divenire anche il punto di riferimento per la diffusione della liturgia cristiana. 
Paolo Carotenuto

 

Testo integrale della lettera aperta del Sindaco al cardinale Sepe + twitt