Il Sindaco pacifista che ignora la violazione dei diritti umani a Gaza

Concerti e raccolta fondi per Freedom Flotilla sponsorizzati dal Comune di Napoli
È partito da Napoli il veliero Estelle, terza missione della Freedom Flotilla verso Gaza, che ha incassato l’appoggio della Giunta Comunale di Napoli guidata da Luigi de Magistris. Sebbene il Sindaco abbia precisato che non si è trattato di un’iniziativa pro Hamas, ma di una iniziativa per il popolo palestinese nel rispetto del ruolo che il comune si è dato di “città di pace”, risulta difficile dare credito ad una simile versione. Sulla carta la missione ha l’obiettivo di portare aiuti umanitari forzando il blocco navale imposto da Israele nel 2007 in risposta ai ripetuti atti ostili provenienti dal territorio amministrato attualmente da Hamas, con lanci quotidiani di missili verso le città israeliane più vicine al confine con Gaza e al rapimento di un soldato israeliano in pattuglia al confine con Gaza.


Sebbene il Sindaco si sia indignato finanche per una interrogazione parlamentare dell’on. Luigi Compagna sull’iniziativa dell’amministrazione napoletana, arrivando ad affermare che “si tratta della strumentalizzazione di una iniziativa di pace e solidarietà, con la città di Napoli non disponibile a farsi intimidire da queste interrogazioni parlamentari”(!), avrebbe forse fatto meglio a documentarsi prima di pubblicare sul sito istituzionale del Comune di Napoli il link di un’organizzazione quale Freedom Flotilla. Organizzazione che sostiene nel suo manifesto la delegittimazione di Israele, negandone lo stesso diritto di esistenza, ed è parte integrante di una rete di gruppi e associazioni che si sono distinte negli anni per posizioni antisemite (Guerrillaradio, Infopal, Terra Santa Libera).

Immaginare che questo sia il modo di favorire la pace e incentivare il dialogo tra le parti, nel momento in cui il Comune si schiera – usando una missione definita umanitaria – dalla parte di un popolo che ha scelto di affidare il governo del proprio territorio a una organizzazione come Hamas inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea.

La comunità ebraica di Napoli ha reagito duramente alla scelta del Comune, esprimendo la ferma condanna di un episodio che umilia “la Napoli delle persone che amano la Democrazia e la Pace, ma non il pacifismo a senso unico, non potendo accettare un uso distorto, arrogante e superficiale dell’istituzione pubblica ‘Comune’, unicamente funzionale alla propaganda di idee ed iniziative di alcuni suoi componenti che, oltre a evidenziare una palese ignoranza dei fatti e della storia di certi contesti, non dimostrano alcuna considerazione per le istituzioni intese come patrimonio comune di tutti i cittadini”.

Che a Napoli si faccia un uso distorto e disinvolto di valori quali il bene comune e il comune sentire, è cosa ormai tristemente nota. Stavolta de Magistris si è spinto senza dubbio al di là del suo ruolo. Roberto Modiano, rappresentante della comunità ebraica di Napoli, ha illustrato i rischi derivanti da un modo tanto scellerato e improprio di promuovere iniziative che nascondono ragioni per nulla umanitarie. Per Modiano, Gaza è un territorio per il quale l’uso di definizioni quali “lager a cielo aperto” e “popolazione allo stremo” è improprio. Piuttosto si può parlare di un ghetto o di un enclave isolata e circondata da soldati armati, in cui tuttavia non si muore di fame. Le merci passano attraverso migliaia di camion che solcano l’unica frontiera di Gaza, che è quella con Israele, mentre il confine egiziano non è solo chiuso, ma presto sarà isolato da un muro in costruzione e dalla ostruzione dei tunnel dove passano i flussi del contrabbando. Israele, dal canto suo, fornisce gratuitamente elettricità, dissalatori ed acqua alla popolazione locale, mentre pone tutte le merci destinate a Gaza sotto un ferreo controllo militare, talvolta indubbiamente eccessivo, per impedire il commercio di armi e materiali bellici. Il blocco navale rientra in questa politica di difesa. Interromperlo significherebbe permettere l’inaccettabile arrivo a Gaza di merci e armi senza più alcun controllo.

Il Sindaco avrebbe dovuto, prima di accogliere e promuovere la missione ‘pacifista’, spendersi nella lettura dell’ultimo rapporto di Human Rights Watch (HRW), l’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, per il quale Hamas si è resa protagonista di violazione dei diritti umani su larga scala, “compresa la tortura e la realizzazione di processi iniqui”. In particolare “le autorità di Hamas non hanno posto sotto inchiesta né punito i responsabili della sicurezza autori delle violazioni, e hanno in pratica accordato l’impunità ai responsabili del Servizio di sicurezza interna”, mentre risultano torture compiute ai danni dei detenuti dalla polizia civile.

È imbarazzante la leggerezza commessa dal primo cittadino di Napoli, tanto incline a sensibilizzare la cittadinanza napoletana sulle tragiche condizioni di vita dei palestinesi, ma del tutto ignorante nell’individuare i reali carnefici dello stato di sottomissione e privazione cui è sottoposto il popolo palestinese. L’obiettivo di Estelle, ovvero coinvolgere l’opinione pubblica attraverso manifestazioni, spettacoli e concerti, fallisce nelle premesse che sono alla base della campagna. Il concerto tenuto alla Mostra d’Oltremare e il via alla campagna per il finanziamento della missione costituiscono un atto politicamente e moralmente indegno tanto verso il popolo israeliano quanto verso quello palestinese sottomesso da organizzazioni terroristiche e lesive dei diritti fondamentali dell’uomo. L’affermazione pronunciata da de Magistris ai microfoni di Julie Italia, «di pagina storica da scrivere a Napoli», altro non fa che esaltarne la predisposizione iperbolica e megalomane. Della pace, quella vera, e del dialogo tra i popoli, purtroppo non esiste traccia in una missione di questo tipo, e purtroppo per lui la storia non passerà da Napoli.     
Paolo Carotenuto