Bagnolifutura: luci e ombre

di Alessandra Filice
Nuovi scenari si aprono per la società partecipata Bagnolifutura con la delibera di proposta 661/2012. Si tratta di un provvedimento normativo varato non a caso e allo scadere  di un termine temporale preciso stabilito dalla stessa convenzione che regolò i rapporti dell’Ente in questione, con il Comune, la Provincia e la Regione Campania. La convenzione appena citata infatti, fu sottoscritta il 25/6/2002 e stabiliva che entro dieci anni dalla sua costituzione, Bagnolifutura si sarebbe impegnata a trasferire le opere di urbanizzazione secondarie e le attrezzature di interesse generale, al Comune, Provincia o Regione, a seconda delle rispettive competenze.


Il 2012 quindi, rappresenta nella fattispecie, l’anno della resa dei conti, in cui far quadrare quanto la stessa società ha realizzato e quanto si riuscirà ad incassare in virtù del realizzato stesso. La linearità di quanto appena annunciato non è però affatto scontata e bisogna partire dall’origine per capire come si è arrivati ad una delibera, come quella 661/2012 che fa si che un bene di proprietà di tutti entri a far parte del patrimonio di una società per azioni che lo utilizza a proprio vantaggio.

Per cominciare, Bagnolifutura è una società per azioni che ha sostituito la società Bagnoli s.p.a che fu istituita nel 1996. Quest’ultima aveva lo scopo di convogliare i lavoratori dell’ex Italsider e principalmente operare, non solo uno smantellamento delle strutture industriali - fallite miseramente per deficienze impiantistiche e produttive non eliminabili per carenza di spazio - ma anche procedere a politiche di bonifica sostanziali dei suoli. Il fallimento della Bagnoli s.p.a si evinse definitivamente dopo sei anni dalla sua istituzione, allorquando, dopo uno stanziamento di finanziamenti di 400 miliardi di lire, le opere di bonifiche si attestavano su percentuali che non erano neanche la metà di quelle dichiarate (precisamente, le bonifiche realizzate si aggiravano intorno al 30, 35% rispetto all’83% dichiarato).

Bagnolifutura quindi, subentrando il 24 aprile 2002 alla società Bagnoli s.p.a, rappresentava un’ipotesi di riscatto da parte di un’amministrazione Comunale che nel 2001 intanto, aveva acquistato in toto gli spazi dell’ex area Italsider eccetto l’area ex Cementir. Essa si assunse il compito, non terminato, di completare la bonifica dei suoli e assunse il ruolo di esecutore indiscusso del Piano Urbanistico Esecutivo (PUE) di Bagnoli-Coroglio, approvato il 16 maggio 2005.

La fase attuativa che ne è seguita ha prodotto i seguenti risultati:
- il recupero della ciminiera AGL e del carroponte Moxey, facenti parte della catena di lavoro della fabbrica ed oggi traccia simbolica di un passato industriale;
- la realizzazione del Pontile Nord;
- la creazione dell’Auditorium di Bagnoli;
- la vendita dell’area tematica 4 al Polo Tecnologico dell’Ambiente per circa 32 milioni di euro.

Tra i progetti in corso d’opera, inseriti in piano industriale di lungo periodo, 2012-2016, e per un costo totale di investimento pari a 1.886.883.600,00 figurano:
- la bonifica dell’ex complesso Italsider ed Eternit del costo di 107 milioni di euro, di cui sono 75 sono a carico dello Stato, 15 della Regione e 17 a carico di Bagnolifutura;
- il Parco Urbano, il cui costo di realizzazione ammonta a 46 milioni di euro;
- il Parco dello Sport il cui costo stimato è di 37 milioni di euro e si tratta di un intervento cofinanziato da fondi del Programma Operativo Regionale(POR) campano 2000-2006 e 2007-2013;
- Acquario Tematico delle tartarughe marine di 11, 5 milioni di euro.
A ciò si aggiunge anche l’importo presunto, delle opere di urbanizzazione primaria, pari a 57 milioni di euro.

I cospicui investimenti programmati, hanno registrato però come specchio riflesso, solo trend negativi da parte di Bagnolifutura s.p.a. Seguendo un’analisi dell’ultimo triennio si nota che la società ha subito perdite crescenti:
- 3,842 milioni nel 2008
- 3,897milioni nel 2009
fino ad arrivare ad una perdita di 4,652 milioni nel 2010.

L’ente inoltre, non si è premurato di porre all’origine delle previsioni del 2012, le informazioni necessarie, per valutare gli andamenti finanziari attraverso attività di monitoraggio. La motivazione è riconducibile ad una ritardata approvazione del suo bilancio di Esercizio riferito all’anno 2011.

Altre aggravanti, in ultimo, sono rappresentate dai debiti che la società ha contratto per le necessarie opere di bonifica e la vendita dei suoli che ammontano a 300 milioni di euro, di cui 190 sono contratti con bancari e creditori e 100 afferiscono al costo dei suoli da pagare ad Italtecna, prima società referente che si scelse dopo che il Tar nel 2006, bocciò le barbare procedure espropriative attuate dal Comune.

E’ su queste macerie economico-finanziarie che sorge la delibera 661, menzionata nell’introduzione. Essa  si propone di modificare l’art 1 e l’art 4 relativi all’Atto Costitutivo e allo Statuto della società.

Bagnolifutura nasce infatti come Società di Trasformazione Urbana (STU) e come tale può procedere ad opere di bonifica trasformazione, manutenzione, gestione e commercializzazione delle aree di cui perviene in possesso. Sempre in qualità di Società di Trasformazione Urbana può anche compiere tutti gli atti necessari al fine del perseguimento dell’oggetto sociale sancito.

Ora, in occasione dello scadere dei dieci anni dalla sua costituzione, termine temporale che avrebbe sancito il trasferimento delle opere di urbanizzazione secondaria e delle attrezzature di interesse generale dalla società stessa al Comune, Regione o Provincia di Napoli - convenzione del 25-6-2002 - la delibera 661, si interviene per un cambiamento dell’atto costitutivo e dello statuto della società partecipata. L’amministrazione Comunale così mostra di voler attribuire alla STU anche la competenza ad operare sugli immobili siti sull’intero territorio comunale con lo scopo di trasformarli, riqualificarli, valorizzarli e svilupparli. La delibera in tal modo giustifica che l’ampliamento delle competenze della società, richiede un rafforzamento della dotazione patrimoniale dell’ente stesso. Attraverso questo stratagemma legislativo, l’amministrazione comunale intende in realtà cedere alla società per azioni, beni pubblici che fanno parte del territorio indisponibile dello stato, per operare una ri-patrimonializzazione dei suoi bilanci in rosso.

Il caso di specie si è palesato in tutta la sua evidenza nella rinuncia da parte del Comune di Napoli, al trasferimento di proprietà di Porta del Parco che doveva essere effettuato da Bagnolifutura, come sancito nella delibera 340/2012. Un’azione che contravviene del tutto sia  all‘art. 1418 del C.C che decreta la nullità del contratto che sancisce conferimenti o passaggi di proprietà riguardanti i beni pubblici, che all‘art 6 comma 19 del d.lgs 78/2010 che vieta i conferimenti di qualsivoglia natura, alle società partecipate pubbliche che abbiano registrato perdite di bilancio in tre esercizi consecutivi. Nonostante le violazioni citate, che non depongono a favore della validità della delibera, permane il modello adattato della Società di Trasformazione Urbana, ripreso e decisamente rimodulato dal sistema francese. Se infatti, giuridicamente, i passaggi obbligati di una STU sono:

- l’acquisto o espropriazione dei suoli da parte della società

- realizzazione delle opere previste dal Comune

- vendita finale dei suoli con lo scopo di pareggiare una situazione di indebitamento iniziale (dovuta alla realizzazione delle prime due fasi), il “modello napoletano” nel passaggio ultimo, in cui si prevede l’incasso necessario per sanare le perdite, vende i suoli ai costruttori e priva le casse comunali delle liquidità necessarie per la realizzazione di effettive politiche sociali (si pensi ad eventuali ipotesi di affitto a basso costo per soggetti in stato di degenza e altro ancora). Alla luce di ciò, le ultime misure di risanamento economico evidenziate dal direttore generale di Bagnolifutura, Tommaso Antoniucci e consistenti in una riduzione delle spese di consulenza (da 231 mila euro a 31 mila) e di gestione e la chiusura delle collaborazioni a progetto, sembrano non essere bilanciate dalle prospettive aperte dalla delibera 661.

Fonte: MXPRESS