Così si muore a Napoli

La tragedia di via Aniello Falcone, non una semplice fatalità. La denuncia di un dentista a Parallelo41, le responsabilità di chi non è intervenuto
Ci sono fatalità e tragedie dinanzi alle quali siamo impotenti; altre che accendono feroci polemiche sulle responsabilità e sulla possibilità di poterle evitare, quando purtroppo il danno è già stato compiuto. Ma le coscienze si scuotono solo dinanzi a eventi estremi, irrimediabili. Come per la morte violenta di una persona.
In via Aniello Falcone una donna ha perso la vita a 40 anni perché un pino di grande stazza è crollato sulla sua auto in transito in quel momento. Una tragica fatalità la morte, ma non la caduta dell'albero avvenuta, tra l'altro, in una giornata in cui le condizioni meteorologiche non erano certo proibitive. Un evento che è la conseguenza dello stato di incuria e abbandono in cui vive la nostra città, con l'incapacità di tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini. Le ragioni sono tante e le scuse sono ormai note, al punto da divenire un disco rotto. Si riescono a trovare le risorse per cofinanziare eventi sportivi - il cui ritorno economico e d'immagine sono del tutto sproporzionati rispetto al costo sopportato - e non ci sono fondi per compiere interventi urgenti necessari per garantire la sicurezza di chi vive la città quotidianamente. La manutenzione ordinaria si trasforma in interventi straordinari, quando il danno già si è materializzato. Pericoli che crescono e si moltiplicano in ogni luogo, che assumono la forma tangibile di un albero che minaccia di collassare, ma che in altri casi si cela dietro l'impercettibile immaterialità della manifestazione degli eventi. Ed è questo il caso delle precarie condizioni igienico-sanitarie in cui versa una gran parte della città, senza che siano presi provvedimenti per scongiurare conseguenze dirette e indirette sulla salute degli abitanti.


Amministrare una città non è facile, figuriamoci una come Napoli in un periodo di grande disorientamento come questo. Tuttavia non è possibile non constatare il venir meno di gran parte dei servizi essenziali, barattati con la politica dell'immagine, della propaganda e del delirio di chi si sente in guerra contro i nemici di una rivoluzione di cui ci si ritiene fautore. L'approssimazione procede di pari passo con l'incompetenza. Pochi mesi fa abbiamo assistito al crollo di un palazzo in una delle zone prescelte come simbolo del rilancio della città. Nonostante fosse a conoscenza del pericolo, l'Ufficio del Sindaco pensò bene di intimare al proprietario dell'immobile la rimozione degli ostacoli che mettevano in discussione la stabilità dello stesso, dettato dai lavori della metropolitana. In quel frangente, per fortuna, il prezzo pagato non è stato in termini di vite umane. Un prezzo che il destino ha invece richiesto questa mattina.

È giusto non speculare sulle tragedie, soprattutto in un momento in cui il rispetto verso la vittima dovrebbe sovrastare ogni altro pensiero; ma la risposta non può essere il silenzio, dinanzi al lassismo degli organi deputati a intervenire, sordi alle richieste e alle segnalazioni dei cittadini. Perché quello stesso albero solo per un caso, stavolta propizio, non aveva mietuto vittime più di un anno fa quando un ramo si spezzò investendo un auto in sosta e 'salvando' i passanti. Tra questi Ciro Amante, un dentista residente in via Aniello Falcone, che ha consegnato alle pagine di Parallelo41 la sua lettera: non un semplice sfogo, ma una vera e propria denuncia nella quale apprendiamo dell'ennesima segnalazione firmata appena dieci giorni fa sul pericolo rappresentato da quel pino e la contestuale richiesta di intervento. Amara la conclusione: "nulla è stato fatto, perché non ci sono soldi per la sicurezza dei napoletani". Così si muore a Napoli, perché non ci sono i soldi per potare un albero.

 

 

La dichiarazione del Sindaco