Festa, eroina e forca...

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Le nebbie che avvolgono il Forum Internazionale delle Culture 2013 sono state di colpo squarciate da Luigi de Magistris con un annuncio clamoroso: Napoli avrà nel 2013 la sua Woodstock. Sempre più event manager che sindaco di Napoli, il primo cittadino, dopo le rovinose World Series dell'America's Cup, ha dato nuovo fiato alle trombe della propaganda.
La location questa volta sarà la conca di Agnano. Un fondo di vulcano lambito da una sola arteria stradale, sulla quale il primo cittadino pensa di far transitare dalle 3 alle 400 mila persone. Dopo la “valorizzazione” di via CaraccioIo, desertificata da un’insensata quanto distruttiva ZTL, il sindaco intende rivalutare l’ampia disponibilità di spazi, compresi quelli dell’ippodromo le cui attività versano in una profonda crisi. Al momento non si sa altro. Non si conoscono gli artisti che parteciperanno alla kermesse, né si sa da quale recondito tesoretto comunale saranno prelevati i fondi necessari.

In attesa di conoscere i particolari dell’evento, restano da capire le ragioni che hanno indotto de Magistris ad evocare il raduno giovanile del 1969 piuttosto che un nostrano mega concerto. Ad onor del vero, in preda all’ennesima crisi di megalomania, il sindaco aveva già annunciato di voler portare a Napoli il concertone del Primo maggio. Ma il segretario generale della C.G.I.L. di Napoli, Federico Libertino lo destò bruscamente dal sogno riaffermando che la sede naturale del concerto nazionale del Primo maggio non poteva non essere che piazza San Giovanni a Roma.

Il raduno di Woodstock, separato dal contesto e dalle motivazioni storiche che condussero la gioventù a ribellarsi al conformismo ed alla guerra del Vietnam, altro non era che un passatempo per giovani, economicamente tranquilli e con grande disponibilità di tempo libero. Una sorta di weekend alternativo. Scartando ovviamente ogni riferimento ad acidi, fumi ed eroine, che pure ebbero un ruolo di primo piano, non resta che il tratto demodè della rivolta giovanile. Anacronistico ma pienamente rispondente alle esigenze di un de Magistris sempre più calato nei panni di Saint Just. Una rivoluzione, la sua, fatta di feste di piazza, di privatizzazioni di parti pregiate del territorio urbano, d’interi quartieri ghettizzati, di periferie degradate e abbandonate.

Il primo cittadino continua a fare ammuina (confusione) secondo il comando del “Regolamento da impiegare a bordo dei legni e dei bastimenti della Real Marina del Regno delle Due Sicilie” del 1841. Ignorando che, in realtà, si tratta di un falso storico. Falso come il suo essere rivoluzionario.
Lidio Aramu