De Magistris ratifica il declassamento dell'enfant prodige torinese chiamato a risollevare le sorti di ASIA, ora nelle mani di Raffaele Del Giudice
Era già tutto previsto, ma la rimozione è giunta all'improvviso. Ha lavorato bene, i risultati conseguiti sono ritenuti eccellenti, ma non era in grado di continuare. Nonostante il tentativo di far passare la rimozione di Raphael Rossi dalla guida di ASIA, come un passaggio del tutto normale e indolore, la conferenza stampa tenutasi questa mattina presso Palazzo San Giacomo sui recenti accadimenti riguardanti la partecipata adibita alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, anziché fugare i numerosi dubbi diffusisi nelle prime ore, è servita ad accrescere la preoccupazione e gli elementi di profonda ambiguità.
Le contraddizioni dell'avvicendamento tra Rossi e Del Giudice, ritenuto tra i tecnici più validi in materia di rifiuti nell'entourage del sindaco, e rimasto a mani vuote nell'assegnazione degli incarichi chiave in Giunta e nelle partecipate, pongono quesiti ai quali il sindaco non dà risposte convincenti, palesando anche una significativa dose di insofferenza.
Dopo le dichiarazioni di facciata, l'apprezzamento per il grande lavoro di rottura svolto nel corso dei primi sei mesi, si fa fatica a comprendere la sostituzione del giovane torinese, presentato dallo stesso Sindaco come una sorta di genio, oltre che emblema di legalità. Oggi tuttavia le sue doti non sono più adatte al ruolo di gestore di un'azienda che avrà un ruolo strategico fondamentale nell'immediato futuro. Anche in termini di assunzioni. Le posizioni spesso divergenti, palesate in più di un frangente da Rossi, hanno incrinato un rapporto di fiducia in apparenza solido. Sin dalle prime settimane del suo insediamento, il giovane presidente non aveva nascosto il disagio per alcune scelte dell'amministrazione comunale, arrivando in più di un'occasione a esprimersi in aperta contrapposizione con le delibere di giunta.
Sul piano 'filosofico', la frattura più grande si è manifestata intorno all'impianto destinato a sorgere nell'area di Napoli Est. Mentre l'amministrazione comunale si mostrava intransigente e ferma dinanzi al progetto di erigere un impianto di compostaggio di grandi dimensioni, in grado di servire l'intera città di Napoli, Rossi si dichiarava possibilista, e comunque aprioristicamente non contrario, circa la realizzazione di un inceneritore sul modello di quelli presenti nelle principali capitali europee. Quanto all'impianto di compostaggio, il Presidente - ormai uscente - di ASIA la riteneva una scelta non percorribile: per l'urbanizzazione della città di Napoli, infatti, "un impianto di quelle dimensioni non è sostenibile semplicemente perché appesterebbe l'intera area".
Sul piano amministrativo, invece, sono noti gli attriti sorti in merito all'assunzione caldeggiata da tutti gli altri membri del cda di ASIA (che comprende anche de Magistris e Sodano) di 23 ex dipendenti del consorzio Napoli 5 e sventata in virtù del potere di veto in capo al Presidente. Una vicenda sulla quale Rossi si è opposto strenuamente, ma a quanto si è appreso oggi, nemmeno unica. Nell'illustrare i risultati prodotti in questi pochi mesi di presidenza, Rossi ha sottolineato come si sia speso per ridurre gli stipendi ai dirigenti, prevedendo per il 2012 un fattore di premialità.
Pensare che i detrattori del giovane presidente, nelle prime ore in cui si era avuta conferma della sua destituzione, avevano indicato proprio lo stipendio come fattore di attrito con l'amministrazione comunale. Uno stipendio di 2.500€ mensili, a fronte di un lavoro immane e con grandi responsabilità sul piano amministrativo e penale. Antonio Musella, esponente di spicco dei centri sociali che hanno sostenuto la candidatura di De Magistris a sindaco, ha avanzato dubbi sulle sue capacità, giacché "uno bravissimo non avrebbe impiegato sette mesi per mandare quattro sacchetti in Olanda ignorando che in Olanda i codici CER 20 non esistono"; e "se sei bravissimo, non avresti sbagliato nemmeno la formazione dei lotti per le gare d'appalto della differenziata, così da far andare deserta la prima gara e ritardando il cronoprogramma del porta a porta di mesi".
C'è da riconoscere in questo caso almeno l'indicazione di ragioni concrete. Una strada che de Magistris ha preferito dribblare, ricorrendo ai suoi ormai consueti contorsionismi linguistici. A margine della conferenza di presentazione del Capodanno in piazza, il Sindaco già liquidò la questione in questi termini: "Raphael Rossi continuerà a collaborare con Asia ma non sarà più il presidente". "Voglio chiarire - disse - che non c'é nessuna frattura con il presidente di Asia, che fa parte del gruppo che ha fatto la rivoluzione partenopea. Noi abbiamo una proiezione nazionale e Raphael Rossi ha un ruolo importante per il nostro progetto, non solo a Napoli ma anche fuori e infatti Rossi continuerà a collaborare con l'Asia".
Una posizione in qualche modo resa ancor più contorta nella conferenza stampa del 2 gennaio: "Mi rendo conto che abbiamo fatto una rivoluzione che non tutti capiscono. Una squadra è una squadra che gira, e non abbiamo tanti uomini e donne che possono fare sia una cosa che l’altra. Ma non per questo un cambio di posto significa rimangiarsi le cose dette. Allora, tra pochi giorni, farò degli aggiustamenti di deleghe in giunta, e quelle non saranno mica da tradurre come bocciature o promozioni? Si cambia perché è strategico così. Comunque non mi fate dire tutto, io ho tanti amici, ma anche tanti nemici e quindi non voglio scoprire tutti i miei piani".
L'ambizione del Sindaco, che lo sta spingendo a ricercare una ribalta a livello nazionale, probabilmente ne sta minando anche la lucidità e il rispetto del ruolo istituzionale che ricopre, al punto da proporre una commistione tra la funzione pubblica di amministratore, la gestione di società partecipate e il suo progetto politico. Un progetto nel quale indica "Napoli come capitale", quasi a voler giustificare spostamenti di pedine a suo piacimento, a seconda dell'utilità o della convenienza da lui ritenuta preminente. Scelte maturate in modo improvviso, anche per i collaboratori.
"Il nostro gruppo - ha aggiunto De Magistris - di volta in volta si adatta alle esigenze: il ruolo di Rossi era fondamentale in prima linea come presidente nei primi sei mesi per rompere il sistema, per rilanciare la differenziata, per fare la rivoluzione ambientale. Tutto questo è stato avviato e lui ha fatto un ottimo lavoro ma adesso si può dedicare anche ad altro, quindi non è una rottura ma un consolidamento del ruolo che ha avuto a Napoli e che sta avendo anche grazie a Napoli in tutto il paese perché il laboratorio Napoli va oltre questa città".
A margine della conferenza, lontano dall'ufficialità della Sala di Giunta, Rossi ha confessato la sua sorpresa per la rimozione, mal celando l'evidente sensazione di bocciatura. Anche per questo, nell'elencare i risultati raggiunti e le azioni avviate, ha aggiunto un messaggio che contiene in sé il disagio e il disorientamento per una decisione inattesa. Rivolgendosi ai dipendenti di Asia, si è scusato di non poter dare seguito a una serie di progetti e prospettive, in quanto la notizia della rimozione è arrivata successivamente alla loro formulazione.
Forse etica e rigore da soli non bastano nella gestione della cosa pubblica, rischiando di divenire un ostacolo insostenibile per politici e amministratori locali. Come un fastidio pare stia diventando la tanto sbandierata 'partecipazione attiva' dei cittadini alle decisioni cruciali nel governo della città. Lo dimostra l'insofferenza verso le domande di Maria Mascarà, rappresentante della galassia di associazioni e gruppi che hanno dal primo momento appoggiato l'ascesa del Sindaco, ma non si accontentano di fare da contorno alle feste di piazza o da megafono alle scelte verticistiche dell'amministrazione. Per questo ha insistentemente posto la più sensata delle domande alla quale in oltre un'ora di conferenza non si è data risposta: perché è stato rimosso da un ruolo tanto delicato, una persona che ha conseguito risultati ritenuti dallo stesso sindaco straordinari? Il rifiuto iniziale di rispondere a una semplice 'cittadina', ha scoperchiato una delle tante finte impalcature su cui il Sindaco ha costruito la sua forza politica. Oggi de Magistris non parla più di condivisione delle scelte, le assemblee di popolo sbandierate all'indomani dell'insediamento a Palazzo San Giacomo, sembrano - quando si fanno - sfogatoi inascoltati o luoghi di indottrinamento per motivare la galassia arancione nell'opera di persuasione e promozione delle decisioni assunte. Trasparenza e chiarezza sono miti ormai dissolti sotto le pendici del Vesuvio. Napoli è cosa Sua.
Paolo Carotenuto
2 gennaio 2012
Video tratto dalla conferenza stampa - http://youtu.be/UV0TxkTBwhU
