Ven28082026

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da Legno Storto:

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De Magistris e la ribellione delle masse

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Non mi piacciono la tensione ed i toni dialettici che in questi giorni si riscontrano sulle pagine di facebook dei gruppi ostili a de Magistris. Suscitano in me preoccupate riflessioni sul piacere e la nostalgia che l’informe massa nutre verso le macellerie messicane d’infausta memoria. Si legga quel che è stato scritto a commento della foto del duo Cammarano/Chiliberti al balcone intente a svolgere il proprio lavoro. Ed anche se fossero uscite per il semplice gusto di soddisfare una curiosità, dove sta lo scandalo?

Come per Flaiano a proposito del Fascismo, anch’io mi sento di dire che a Napoli i de magistrisiani si dividono ormai in due categorie: i demagistrisiani e gli antidemagistrisiani. E’ iniziata la gara a chi è più “anti” con l’intento, neanche tanto nascosto, di rifarsi una verginità politica dopo essere stati tra gli antesignani duri e puri della rivoluzione arancione. Non mi piace. Vedrete quanti realisti più realisti del re presenteranno la propria candidatura alle future prossime elezioni.

A Napoli si torni a parlare di architettura e pianificazione urbanistica

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La Caracciolo “libberata”, la Riviera di Chiaja isolata, il Corso Maria Teresa d’Austria (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) intasato dal traffico automobilistico che scorreva sulle prime due, obbligano ad una riflessione che non può limitarsi all’amletico dubbio Ztl sì, Ztl no.
La rivoluzione dei flussi veicolari ha messo in risalto un’amara verità: Napoli è attraversabile grazie alla presenza di un esiguo numero di assi stradali definiti non a caso primari. Essi fungono da circonvallazione intra moenia e risalgono ai tempi dei Borbone e alla seconda metà dell’Ottocento, quando la città presentava ben altre dimensioni e polarità di attrazione.
La decisione dell’amministrazione comunale di realizzare nel Centro storico – e non solo – zone a traffico limitato e la preclusione al traffico di alcune arterie stradali ha evidenziato il più pernicioso dei mali di Napoli: la cristallizzazione della città.

Napoli come Danzica

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Napoli non smette di sorprendere. E lo fa nei modi che le sono più abituali con l’incuria che sfregia deliziosi angoli di architettura liberty, con le scalinate che s’inerpicano lungo i suoi fianchi svelando agli sguardi incantevoli tratti paesaggistici, con le oasi barocche, gli svettanti obelischi marmorei, il degrado degli storici palazzi del Centro storico. E stupisce per la mancanza di una reazione all’immobilismo degradante che, come una malefica metastasi, s’infiltra in tutti i gangli del tessuto sociale; per la sua familiarità coi santi ai quali si rivolge come ad un familiare affinché risolva i problemi del vivere quotidiano e della città che una classe dirigente inadeguata non riesce ad eliminare; per la capacità di sublimare le sue angosce spingendole in un altrove. Cosicché le incancrenite piaghe che la tormentano sembrano essersi d’incanto cicatrizzate. Persino i tambureggianti cortei dei senza lavoro non si snodano più lungo l’itinerario di quella che da tempo è diventata una sterile via crucis.
L’unico nodo gordiano che solitario si oppone al fluire sempiterno dell’indifferenza sociale sembra essere rimasto il diaframma arancione della Caracciolo “libberata”.

Alle radici del degrado della Villa Comunale

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Chi non ricorda i Promessi Sposi, la peste di Milano, la caccia all'untore. La folla aizzata contro innocenti accusati di spennellare pestiferi intrugli sulle porte e lungo le strade di Milano…
L’esecrato incendio di “Città della Scienza”, dopo aver suscitato inizialmente le indignate reazioni dei napoletani, ha lasciato ben presto la scena, per evidenti implicazioni di carattere sociale ed economico, al crollo parziale dell’ottocentesco edificio della Riviera di Chiaja. La magistratura è al lavoro, ma ad alcuni non piace l’attesa e capita quindi che, sulle ragioni degli sfollati e dei senza lavoro, s’innesti la teoria poliritmica dei tam-tam del web.
Così mentre gli inquirenti sono alla ricerca delle ragioni e dei responsabili del crollo, una parte della pubblica opinione ha già individuato il colpevole nell’Ansaldo trasporti. E qualsiasi anomalia si noti nell’area interessata dai lavori della Linea 6 è utilizzata per rafforzare il giudizio di colpevolezza emesso nei confronti dell’azienda statale.

Marocco: tracce di carne equina nei prodotti Findus. Sequestrate 1,6 tonnellate di surgelati

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I noti prodotti surgelati della catena alimentare Findus sono stati sequestrati dalle autorità marocchine in seguito all’accertamento di carne equina. Si calcola un quantitativo di 1,6 tonnellate di confezioni messo al bando nei punti vendita e presso l’importatore.

Secondo l’Aps, l’Associazione di promozione sociale, nei cibi precotti sono state riscontrate tracce di carne di cavallo mista alla carne di bovino. Un episodio non nuovo, quello della presenza di carni di altra origine rispetto alle indicazioni fornite dalle etichette, come testimoniato dalla presa d’atto del paese del nord Africa in merito alla vigilanza sulle importazioni di prodotti alimentari a norma di legge.

L'urbanistica 'partecipata' e i misteri di Napoli

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A un anno dalla finta America's Cup di vela, la riqualificazione di Napoli si perde nei progetti segreti dell'amministrazione comunale
Circa un anno fa, l’amministrazione comunale di Napoli approvava gli indirizzi per la riqualificazione urbanistica del tratto di costa corrispondente a Via Caracciolo, rotonda Diaz compresa. Un’opera di valorizzazione altamente simbolica e che doveva esaltare le potenzialità storico-paesaggistiche di uno dei luoghi simbolo di Napoli in occasione della finta-America’s cup.
Gli effetti di quest’opera meritoria sono tutt’ora visibili e potrebbero essere riassunti emblematicamente dalla patetica immagine della Cassa armonica di Enrico Alvino orrendamente mutilata della mensola apicale di ghisa e vetri colorati. Ma si correrebbe il rischio di non poter apprezzare fino ed in fondo il mirabile recupero di cotanta parte dell’incantevole paesaggio napoletano. Lo storico giardino della Villa comunale, sede privilegiata degli attendamenti del Barnum velico, doveva veder ristrutturate le fontane, i viali, alcuni edifici - il tempio di Virgilio e la Casina pompeiana – ed il patrimonio botanico in via di avanzata estinzione.
Insomma, un progetto radicale destinato a cancellare dal ricordo collettivo quello altrettanto memorabile del 1938, realizzato in occasione della visita di Stato del despota teutonico a Napoli.

"Guagliù facite ammuina": gli orti urbani a Napoli

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L’accattivante immagine di Michelle Obama curva sull’insalatina presidenziale e gli effetti mediatici che ne sono derivati, con ogni probabilità avranno suggerito al sindaco de Magistris di dare un’accelerata alle procedure per la creazione, anche a Napoli, degli orti urbani. Quale migliore occasione, infatti, per ridare smalto alla sua appannata immagine. Basta parlare dei prefissi telefonici (voti) d’Ingroia, di edifici che collassano, di mobilità negata, di sottosuoli tormentati, avrà detto dentro di sé.
Gli orti urbani rappresentano un efficace strumento per proteggere, ma anche valorizzare aree ormai non più agricole e, per funzioni, non ancora urbane. La coltivazione di piccole superfici all’interno o disposte sul limite della città oltre a rispondere a criteri di tutela ambientale, permette ai cittadini di riappropriarsi del loro territorio da protagonisti. La loro realizzazione inoltre non comporta alcun onere finanziario per l’ente locale.

Una stazione da demolire

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Tratto da Il Roma del 14 marzo 2013
All’inizio di via Foria di Napoli, a ridosso del Museo Nazionale, c’erano fino a qualche anno fa dei bellissimi giardinetti, dove era gradevole sostare seduti su una panchina all’ombra di un leccio o sul bordo della vasca d’acqua con una fontanina zampillante. Li volle nel 1806 re Giuseppe Bonaparte che, nei due anni del suo regno, diede corso a importanti opere pubbliche come la grande strada che, passando per Capodimonte e scavalcando con un ponte la Sanità, collegava la Capitale con Aversa (l’attuale via Santa Teresa degli Scalzi) e, per quel che riguarda  la via Foria, l’abbellì anche con lo stupendo Orto Botanico. Uno dei vanti di questa città.

MeLDS 2013, la forza del cambiamento e della crescita

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Alla Parthenope di Napoli il raduno dei giovani dell'AIESEC
La nuova sede dell'Università Parthenope di Monte di Dio, con vista sul Golfo di Napoli, ha accolto circa 250 studenti provenienti da città italiane e paesi del Mediterraneo per la cerimonia di apertura dell'edizione 2013 del MeLDS (Mediterranean Leadership Development Seminar), l'annuale incontro organizzato dall'AIESEC. Proprio dai giovani promotori dell'Aiesec Parthenope, parte l'invito a confrontarsi sul tema della leadership intesa in modo innovativo e non di prevaricazione. La leadership è la forza del cambiamento e del progresso, è la capacità di perseguire obiettivi con tutte le proprie forze, divenendo padroni della propria vita.

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