Il mistero di Mont’e Prama

Ventotto giganti di pietra furono rinvenuti, per caso, nel lontano 1974 da Sisinnio Poddi, un contadino di Oristano mentre arava i suoi campi a Mont’e Prama, pertinente al Comune di Cabras.

Le grandi statue di Mont'e Prama, il cui termine deriva dalla presenza della palma nana che sopravvive sin dall’età terziaria nel Sinis, rappresentano un dato archeologico e artistico di grande rilevanza. Custodite in deposito tra Cabras e Cagliari, solo nel 2006 furono ricomposte pezzo dopo pezzo, dopo un accurato lavoro specialistico. I ventotto colossi della Sardegna, che sfiorano il metro e novanta di altezza, non trovano analogie tra le produzioni mediterranee e la precisa identità e cronologia rappresentano ancora oggi un misterioso enigma. Le statue sono suddivisibili in tre gruppi: 1) figure umane; 2) modelli di nuraghe; 3) betili. Le figure umane sono rappresentazioni di arcieri e dei cosiddetti “pugilatori”, figure di guerrieri che si proteggono il capo con lo scudo.

Di grande interesse appaiono anche i modelli di nuraghe, raffiguranti sia il tipo di nuraghe monotorre che il tipo complesso e i betili. Tendenzialmente gli studiosi sembrano orientati a collocare cronologicamente i manufatti nelle fasi intorno all’VIII/VII sec. a.C.; del resto, stabilire un orientamento cronologico risulterebbe importante per rivedere e mettere in discussione il ruolo e il primato della scultura greca.

Ben fatte, ricche di dettagli mediterranei, le statue presentano capigliature a boccoli, corpi e visi in equilibrio, ornamenti, tuniche e corazze di pregio. Una particolarità assolutamente inedita è rappresentata dagli occhi: tutti rotondi e identici come solo un compasso può fare. Sembrano opere piombate dal cielo, lontane da un prima che non si conosce e da un poi che sembra diverso.

I ventotto giganti sono ora provvisoriamente custoditi nel centro di restauro di Sassari, in attesa di un programma di esposizione o di una collocazione definitiva.

ivana porcini