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Arte

STANLEY KUBRIK fotografo

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L’America del dopoguerra negli scatti di un genio

L’amatissimo regista americano Stanley Kubrick, autore di capolavori che hanno segnato la storia del cinema, lavorò dal 1945 al 1950, ancora giovanissimo, come fotografo per la rivista LOOK, raccontando la vita quotidiana dell'America dell'immediato dopoguerra.

Dopo la tappa d'esordio a Milano e dopo aver toccato New York, Roma, Bruxelles e Reggio Emilia, le sue fotografie arrivano a Napoli e saranno esposte fino al 9 settembre al Pan.  La mostra, realizzata in collaborazione col Museum of the City of New York e con il Musées Royaux Des Beaux-Arts de Belgique, attraverso 168 scatti rivela la storia e le contraddizioni di un popolo straordinario.

Si possono così ammirare ritratti di personaggi leggendari e immagini di gente comune in metropolitana e per le strade,  tra luci ed ombre di una New York in corsa per diventare la metropoli di oggi. Il catalogo è pubblicato da Gamm Giunti.

ivana porcini

L’enigma dei cento disegni di Caravaggio

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Mentre Caravaggio entusiasma il Brasile, con una mostra importante segnalata sulle copertine delle maggiori riviste brasiliane e annunciata con sonori servizi da tutti i mass media locali, fa ancora tanto discutere il ritrovamento di un centinaio di disegni del Fondo Peterzano, attribuibili a Caravaggio, annunciato all'ANSA dagli storici dell'arte Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli. I circa cento disegni pervenuti sarebbero riferibili ai primi passi del Merisi, quando lavorava a bottega dal pittore Simone Peterzano (circa 1584-1588).

Pare che, in seguito ad un attento lavoro di comparazione con le opere dell’artista, ben 83 fogli sarebbero “ripresi più volte nelle opere della maturità, a dimostrazione che il giovane pittore partì da Milano con canoni, modelli e teste pronti per essere utilizzati nei dipinti romani”, dimostrando con tutta evidenza uno stesso ductus disegnativo. I due studiosi, tra le carte del fondo, avrebbero trovato anche un biglietto scritto dal Caravaggio, sottoposto all'analisi della grafologa Anna Grasso Rossetti. Ma in assenza di documenti certi, il caso è con buona probabilità destinato a rimanere un enigma.

Ivana Porcini

Madre, la Regione stanzia i fondi che devono bastare

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Per quest'anno 2 milioni e 300 mila euro. E oltre 5 milioni e mezzo per i prossimi due.La storia del Madre sembra non finire mai. «Abbiamo stanziato 2 milioni e 300 mila euro di fondi ordinari, per quest’anno. E altri 5 milioni e 650 mila euro per i prossimi due anni. Fondi europei, questi ultimi, destinati alla prosecuzione dei progetti del Madre.

I soldi a disposizione della gestione e dei progetti del Madre sono questi. Non si scappa. Il museo deve vivere con queste cifre».

Tuona, così, l’Assessore alla cultura Caterina Miraglia, tranquillizzando sulla ventilata chiusura del Museo e sottolineando ancora una volta la direzione del prof. Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina.

 

Non c’è chiusura, dunque, se non con la vecchia politica e gestione.  Si cambia, ad esempio, il contratto con Scabec, la società che fornisce i servizi al museo. Tutto da rinegoziare. Intanto si aspetta il bando per il nuovo direttore, che dovrà sostituire l’ormai ex direttore Eduardo Cicelyn.

ivana porcini

I"Guerrieri" di Sergio Fermariello,

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Un esercito di figurine ordinate invade la materia, soggiogandola. Sono i "Guerrieri" di Sergio Fermariello, venuti da lontano ad impadronirsi del presente…

Nelle ex scuderie di Palazzo Ulloa di Bagnara alla Riviera di Chiaia, presso gli spazi rinnovati della galleria Trisorio, compaiono i guerrieri di Sergio Fermariello (Napoli, 1961). Nelle grandi opere esposte, i suoi ideogrammi, pur essendo intagliati nel corten, nell’acciaio, nella tela colorata e nella carta, paiono discendere direttamente dai graffiti paleolitici.

La scrittura segnica, condotta con ritmo e innegabile eleganza, rievoca storie e imprese del passato in una ricerca che si accosta alle origini dell’uomo e della civiltà. Nell’ossessiva e talvolta disturbante reiterazione grafica del suo personalissimo codice linguistico sembra annidarsi il malessere dell’uomo contemporaneo.

Febbraio 2012

Ivana Porcini

LEONARDO DREW per la prima volta in Italia in una galleria privata

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La galleria Napolinobilissima apre la stagione autunnale con questo importante appuntamento. Leonardo Drew è una delle figure più significative tra gli esponenti della scena artistica contemporanea nera americana. Cresciuto a Bridgeport, Connecticut, in un modesto quartiere popolare,  si avvicina molto presto al disegno e dopo il diploma in belle arti conseguito a New York nella metà degli anni ’80, per dedicarsi completamente alla scultura e ad una ricerca sperimentale sui materiali. La sua espressione artistica trova una fonte di ispirazione inesauribile in oggetti ed elementi recuperati che poi lavora ed assembla in composizioni astratte di grande impatto visivo.  La sua opera, come una rete che cattura, si dilata dinanzi a noi a comprendere orizzonti sempre più vasti. Il materiale è molteplice, raccolto dalla natura e dai frantumi del progresso. Leonardo vi attinge a piene mani: tronchi, radici, corde, carte, legni, cotone, macerie di degrado di città ed esistenze.

Ma non gli basta. Va nel suo studio e lavora sodo: corrode, sfibra, plasma, riduce, arrugginisce, intervenendo direttamente su ciascuna cosa, mortificandola fino a trasfigurarla per iniziarla a nuova vita, con passione, con forza, facendosi guidare dalla vitalità orgiastica della materia, inseguendo le manovre incontenibili di un rituale erotico dove a contare sono solo i sensi e le parole diventano numeri.  Ogni sua opera è, infatti, intitolata semplicemente con un numero.

La materia, con una tecnica paziente, è trattata a lungo per forgiare nuovi equilibri e creare altri effetti cromatici. Burri, Tapies, Rauschenberg, Kiefer sembrano le sue fonti più straripanti, esperienze che hanno infranto gli argini della materia, demarcando l’importanza dell’intervento attivo dell’artista sulla continuità della vita della materia stessa. Polemica conto la civiltà capitalistica? Volontà di memoria di una precisa identità afro-americana? Denuncia di degrado sociale, culturale e politico attraverso un metaforico recupero di rifiuti? L’intento di Drew è, forse, tutto questo ma è soprattutto altro. Se ci si svincola dalle teorie costruite a tavolino, dalle post interpretazioni critiche, dalle espressioni dei sentimenti e si guarda l’opera in libertà si va in tutt’altra direzione.

Drew aspira alla trascendenza, rievocando dentro la materia vissuta la sua vita e la vita di tutti noi. Attraverso la sua arte ripercorre, con una bellezza emotiva nel proprio stato di rovina, la ciclicità della natura e la contraddizione del nostro tempo.

Settembre 2011

Ivana Porcini