Meno donne del previsto (anche il ruolo di vicesindaco a un uomo), giovani assenti.
Nella sala giunta di Palazzo San Giacomo gremita all’inverosimile è partita l’avventura del nuovo sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha presentato la squadra di assessori. Doveva essere la giunta delle donne e dei giovani, ed invece sarà la giunta dei conflitti di potere e di interessi.
Le leggi ad personam di Berlusconi sono state bocciate, gli italiani si sono espressi in modo inequivocabile nel referendum che ha dato l’ennesimo colpo al governo di centrodestra. Ma sui codici ad personam si può chiudere anche più di un occhio se sono necessari per dare accoglienza nella giunta de Magistris a un magistrato in aspettativa, fino a due settimane fa in carica nella stessa città di cui diventerà assessore. E se alla fine del suo impegno amministrativo dovesse decidere di tornare al suo vecchio lavoro, nulla potrebbe impedirgli di riprendere il suo ufficio napoletano. La scelta di assegnare a Giuseppe Narducci l’assessorato alla sicurezza, filtrata da tempo, era già stato oggetto di vibranti polemiche in ambito istituzionale. Sulla nomina si sono infatti espressi in modo negativo il Consiglio Superiore della Magistratura e l’Associazione Nazionale Magistrati per l’evidente conflitto di attribuzione e la violazione del codice deontologico dei magistrati e del codice etico dell’ANM. I delicati equilibri fra giustizia e politica sono minacciati al punto che anche il Capo dello Stato Napolitano ha criticato la scelta di portare in giunta il pm, sottolineando la necessità di un intervento del legislatore. Richiesta analoga espressa dal vicepresidente del Csm, Vietti, e dal presidente dell’ANM Luca Palamara, per il quale l’autonomia della magistratura è stata messa in seria discussione con la violazione di una delle regole fondamentali della vita dell’associazione che dovrebbe guidare i comportamenti degli iscritti, non a caso aggiornato il 13 novembre del 2010 con l’inserimento dell’invito ai magistrati a non assumere incarichi politici o amministrativi nella città in cui fino a quel momento hanno svolto funzioni giudiziarie.
Per de Magistris, invece, la scelta di Narducci si è resa necessaria per dare un chiaro messaggio alla camorra, individuando in chi si è distinto nella lotta alla criminalità organizzata l’uomo giusto per offrire la sicurezza di massima sorveglianza da possibili contaminazioni. Quanto ai conflitti di attribuzione e di poteri, de Magistris si appella alla capacità di chi, come nel suo caso, “è in grado di mettere una cesura tra la propria carriera precedente e la politica, servendo la cosa pubblica con slancio e impegno”.
Del resto de Magistris è incline ai distinguo in politica come nella giustizia, alle deroghe concesse ai principi basilari che per altri ritiene insindacabili. Narducci saprà distinguere tra la sfera di magistrato e quella di amministratore, senza contaminazioni o condizionamenti di sorta, così come il sindaco nei mesi scorsi ha fatto largo utilizzo del legittimo impedimento pur di non rispondere in tribunale ad accuse per le quali lui già si era autoassolto e che per questo si palesavano come una fastidiosa perdita di tempo.
La logica della doppia morale è una costante che si materializza anche per la nomina alle politiche sociali di Sergio D’Angelo, presidente fino a una settimana fa di Gesco, il più grande consorzio di cooperative operanti nel sociale a Napoli. Siamo certi che l’assessore saprà lavorare per il bene della città, senza lasciarsi condizionare dal legame con le sue società, tra i partner principali del Comune di Napoli nella realizzazione di un complesso novero di servizi, dall’informazione all’integrazione, dall’assistenza ai più bisognosi alla formazione. Anche D’Angelo saprà tenere separati i due profili, del resto non a caso in piena campagna elettorale organizzò una grande festa all’Arenile di Bagnoli per i venti anni di Gesco alla quale l’ospite d’eccezione non era altri che l’allora candidato sindaco Luigi de Magistris. Una unione di intenti cristallina sin dalla partenza.
Non ci si deve quindi fossilizzare in modo eccessivo sui principi, soprattutto quando c’è un garante come de Magistris che vigilerà sul corretto operato di tutti i suoi assessori e collaboratori. È anche il caso della partecipazione dei giovani e delle donne alla giunta. Non c’è traccia del vicesindaco donna, tanto pubblicizzato da de Magistris all’indomani della vittoria elettorale, né tantomeno c’è l’auspicato pareggio tra i due sessi. Con un certo fastidio il neo sindaco ha commentato la ripartizione in base ai generi, anche perché la scelta dei candidati più adatti non dovrebbe tenere conto del sesso, al punto da affermare: «Non credo che gli assessori donne siano una garanzia di per sé. Non credo nemmeno nella netta divisione tra generi» Quindi la battuta politicamente scorretta in pieno stile berlusconiano, con tono vagamente omofobo: «anche perché, se poi dobbiamo essere onesti, i sessi non sono due. Ce n’è almeno un altro». Le risate di una platea a forti tinte rosse fa capire quanto sia grande il credito di cui gode il nuovo sindaco della città.
Anche i giovani sono desaparecidos. La forza trainante della vittoria arancione è stata accantonata, nonostante i propositi della vigilia. La più giovane ha 41 anni, sulla carta d’identità degli altri è meglio soprassedere. Alle politiche giovanili è stata messa addirittura una donna che di professione fa la geriatra. Un capolavoro.
La prima delibera sarà sui rifiuti. Qui il tono si fa rassicurante: «sono certo che riusciremo a portare la differenziata a un livello superiore a quella di Torino. Ovunque la gente mi testimonia la volontà di volerla fare»
De Magistris ha preannunciato anche l’assegnazione delle deleghe ai vari assessori, alcune delle quali le ha lasciate in capo al suo ufficio. Alcune particolarmente significative, che già permettono di tracciare quello che sarà un quinquennio ad alta esposizione mediatica. Con la scusa di promuovere l’immagine di Napoli in Italia e nel mondo, de Magistris punterà tutto sul suo carisma, non trascurando la sua affermazione politica in un ambito non solo locale.
Paolo Carotenuto
13 giugno 2011







