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Narducci-De Magistris: scontro frontale

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Dopo le dimissioni dell'assessore Narducci, duro botta e risposta tra sindaco ed ex magistrato
La lettera con cui Giuseppe Narducci si è dimesso nella giornata di ieri e la lettera del sindaco De Magistris che avev preceduto quella del suo ex assessore e amico
Ho accettato l'incarico di Assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune per svolgerlo unicamente con lo spirito di "servitore delle istituzioni", persuaso di poter rendere un servizio ai cittadini napoletani, nell'esclusivo interesse della collettività e senza perseguire nessun'altra finalità personale o di parte. Non senza sacrifici personali e familiari, ho temporaneamente abbandonato la mia attività di magistrato e la Procura di Napoli, ufficio al quale ho dedicato, ininterrottamente, venticinque anni della mia vita, non solo professionale. Ho ritenuto di fornire il mio apporto ad un processo di cambiamento profondo della città e della azione amministrativa ed impedire quello che appariva l'irreversibile declino della città.

Pensavo, ed ancora continuo a ritenere, che la città di Napoli dovesse diventare, a pieno titolo, una moderna città europea e che questa sfida dovesse essere vinta, non solo, ma, anzitutto, sul terreno della legalità e del ripristino pieno delle regole. In tal senso ho interpretato la mia delega di assessore alla sicurezza, sforzandomi di affermare idee e attivare nuove prassi amministrative non solo sul terreno delle "politiche antimafia", ma anche su quello, in verità rivelatosi molto più ostico, del superamento, materiale e culturale, di tutti i variegati fenomeni che, nel corso dei decenni, hanno determinato il consolidarsi di assetti illegali della vita civile, sociale ed economica della città, mortificando e calpestando i diritti della collettività e dei singoli, ad esclusivo vantaggio degli interessi, prepotenti e invadenti, solo di qualcuno, siano essi gruppi o individui. In particolare, ritenevo che la città di Napoli dovesse finalmente superare, anzitutto, una infausta visione culturale, prima che politico-amministrativa, secondo la quale i comportamenti illegali organizzati esistenti in città possono essere tollerati ed accettati poichè sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale. Si tratta, a mio avviso, di una concezione regressiva e subalterna allo "stato di cose presenti", lontana da una vera idea di sviluppo della città e di emancipazione degli uomini. Ho cercato di esercitare il mio incarico senza dimenticare che la battaglia per affermare la legalità nella società civile e nel comportamento dei napoletani esige, contemporaneamente, che il valore del primato della legge si affermi anche nella azione politica e nella attività amministrativa. A questo compito mi sono dedicato esercitando, credo in modo non rituale o burocratico, la delega di assessore alla trasparenza. Mi sono adoperato costantemente affinchè la azione dell'ente potesse assumere rinnovato slancio ed una sempre più netta e chiara fisionomia nella direzione della affermazione, rigorosa ed intransigente, dei principi costituzionali di trasparenza, buon andamento ed imparzialità della amministrazione. Ho constatato l'iniziale emergere di incomprensioni e diversità di vedute e poi, con maggiore frequenza, di divergenze, sempre più marcate, su diversi importanti aspetti della azione messa in campo dalla amministrazione nel corso degli ultimi mesi. Si tratta di molte vicende nelle quali non ho mancato di fornire il mio contributo di idee ed in ordine alle quali, infine, ho sempre assunto una posizione chiara e riconoscibile, ritenendo trattarsi di aspetti decisivi e non marginali della vita della città, aspetti che attengono, in altri termini, alle sue condizioni strutturali. Queste divergenze sono divenute sempre più profonde soprattutto in occasione di alcuni momenti importanti della azione amministrativa: la discussione sulla utilizzazione di forme di lavoro temporaneo nel ciclo dei rifiuti e poi, in particolare, sulle assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato (le internalizzazioni) effettuate dalla società partecipata ASIA s.p.a.; il delicato tema della correttezza ed equilibrata definizione del rapporto con il privato che, ormai da moltissimi anni, gestisce il patrimonio immobiliare dell'ente, definizione poi concretizzatasi attraverso la adozione di delibere che non ho condiviso; le centrali questioni riguardanti gli assetti che, dal prossimo dicembre, dovranno essere assicurati alla gestione del nostro patrimonio per permettere all'ente di riprenderne, finalmente e pienamente, il controllo, questioni sulle quali ho manifestato opinioni che appaiono minoritarie; le tensioni, infine, che hanno accompagnato l'adozione della deliberazione inerente la ricognizione dei residui attivi nella predisposizione dei documenti contabili del Comune e le conseguenti operazioni necessarie per superare, coerentemente alle indicazioni fornite dal Collegio dei Revisori dei Conti e dalla Sezione Regionale della Corte dei Conti, uno degli aspetti che provocano le maggiori sofferenze economiche dell'ente.

Queste dinamiche, a mio parere, più di altre, sembrano collocarsi su una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato, logiche che ritenevo, nella nuova situazione, non potessero più riproporsi. In queste vicende, come però anche in altre di pari rilievo, non sono mancati problemi causati da una inadeguata o insufficiente, quando non del tutto assente, comunicazione di elementi informativi ai membri della giunta, con inevitabili ripercussioni sulla reale ed effettiva condivisione delle scelte nonchè sulla stessa ponderatezza delle decisioni assunte.

In altri termini, non sempre le decisioni sono state adottate a seguito di un effettivo confronto tra le posizioni esistenti all'interno della Giunta. Non ho omesso, in tante occasioni, di segnalarlo e non ho certamente ignorato l'emergere di una visione che riteneva che la mia posizione costituisse, in ultima analisi, un appesantimento o, addirittura, quasi un ostacolo alla efficienza della amministrazione, tanto da essere stato sollecitato a rendermi conto che, nella sfera della amministrazione e della politica, occorre adeguarsi ad una linea di condotta ispirata alla giusta duttilità e abbandonare quella connotata, invece, della intransigenza dei principi. Ho ritenuto, come è noto a tutti, di non accogliere questa sollecitazione. Infine, a causa delle posizioni da me assunte, sono stato, nelle ultime settimane, oggetto di dichiarazioni gratuitamente aggressive, additato, in sostanza, come un "reprobo" che, insieme al collega Realfonzo, avrebbe minato la coesione e la efficacia della azione di giunta, coesione ed efficacia che sarebbero state di nuovo prontamente assicurate attraverso un energico rimpasto di deleghe e di persone. E, mentre dette dichiarazioni continuavano, era per me veramente sorprendente apprendere, attraverso altre dichiarazioni, che le valutazioni sui problemi cagionati dalla mia presenza in Giunta erano invece soltanto il frutto di invenzioni o montature giornalistiche.

L'impressione che io ne ricavo è quella dell'affermarsi di un "clima" che, a mio parere, appare chiaramente ostile alla libera manifestazione delle idee e delle opinioni dissenzienti che, anche quando non condivisibili, meritano rispetto. Ho ricevuto, in privato, attestati di solidarietà e stima da parte di molte persone, soprattutto di tanti comuni cittadini. Queste manifestazioni di stima mi confortano e, al tempo stesso, mi incoraggiano nel mantenere fermo un atteggiamento di coerenza ai miei principi di "servitore delle istituzioni" non ritenendo di poter proseguire nella mia attività di amministratore poichè non esiste più una comune condivisione di idee sul futuro della città e sui valori che devono orientare la azione amministrativa.
Per queste ragioni, rassegno le dimissioni dall'incarico di Assessore ai diritti, trasparenza e sicurezza del Comune di Napoli.


La lettera di Luigi De Magistris
Anche in politica i sentimenti contano. Voglio allora iniziare da questi. Sono deluso e dispiaciuto sul piano umano della decisione e della modalità con cui l'assessore Pino Narducci ha deciso di lasciare il suo incarico in Giunta. Pino era infatti un collega che stimavo ed anche un amico. Sul piano professionale e politico, nutro la stessa delusione e lo stesso dispiacere. Perché questo ho provato nel leggere la lettera di dimissioni e le motivazioni che le sostengono. L'ho scelto, infatti, perché garantisse a questa amministrazione di essere totalmente impermeabile al crimine organizzato e alla corruzione, lavorando sul tema dei contratti e delle gare, terreno in cui da sempre si annida il rischio del malaffare.

E che alimenta il circuito criminale. Su questo tema, quello che doveva essere il suo principale campo di intervento, non ho potuto registrare un significativo contributo da parte sua, tanto che personalmente sto operando per introdurre cambiamenti fondamentali su tale fronte e, ad oggi, l'ho fatto senza il suo apporto.

Doveva realizzare una struttura efficace contro la corruzione e il malaffare ma non ha portato nessun risultato in tal senso: il protocollo anticorruzione firmato col Governo e la riforma della macchina organizzativa, non a caso, sono il frutto dell'attività dall'amministrazione a prescindere dal suo contributo, mai arrivato.

Anche il potenziamento e il miglioramento dell'Avvocatura, che ponesse un freno alle spese superflue e inutili, non sono stati condotti in porto.

Molto, inoltre, avevo investito sul ruolo di Narducci in merito alla lotta all'evasione fiscale per favorire la riscossione tributaria, attraverso una sinergia fra il suo assessorato e la polizia municipale. Nessuna proposta politica rilevante anche da questo punto di vista.

Ecco la delusione politica che si affianca a quella personale e che speravo di superare, in vista di un nuovo anno di governo, grazie ad un rinnovato impegno da parte di un assessore in cui riponevo la massima fiducia professionale e personale, rilanciando la necessità di un suo intervento maggiore su questi temi.

Narducci è sempre stato coinvolto e ascoltato. Da me e da tutta la Giunta, la quale non è mai venuta meno al sentimento di rispetto e di fiducia nei suoi confronti. Così come mai è venuta meno la pratica del dibattito e del confronto sui provvedimenti e sugli atti dell'amministrazione, rispetto a cui si è sempre perseguito l'obiettivo di una sintesi tesa all'interesse della città.

Sulla vicenda della transazione con la Romeo Spa, abbiamo registrato anche il suo contributo alla stesura dell'atto deliberativo, nato con lo scopo di sfruttare al meglio il rapporto ereditato con il gestore. Le sentenze definitive infatti condannano il Comune al pagamento dei crediti. Si è dunque cercato l'accordo per far in modo che la Romeo incentivasse la vendita del patrimonio immobiliare consentendoci di ottenere la liquidità necessaria da impegnare negli investimenti, in un quadro politico nazionale che vede gli enti locali drammaticamente penalizzati dai tagli del governo. Stesso spirito di salvaguardia dell'interesse pubblico ci ha guidati nella scelta dell'internalizzazioni dei lavoratori dell'Asia: si è deciso infatti di rompere con la politica dei subappalti privati che in questi anni ha alimentato la corruzione e l'infiltrazione, all'interno della pubblica amministrazione, soprattutto da parte delle mafie, garantendo in questo modo la pulizia della città che, non a caso, è da un anno libera dai rifiuti. Infine il tema del bilancio, approvato in Giunta con l'unanime condivisione di dover tener conto di quanto rilevato dalla Corte dei Conti, come testimonia l'adozione di una delibera specifica a riprova che, pur nelle grandi difficoltà finanziarie ereditate, mai è stata offuscata l'attenzione verso l'accertamento della verità nei conti. Si tratta di provvedimenti presi sempre nel rispetto della legge, rispetto a cui questa amministrazione non prende e non prenderà mai da nessuno lezioni 'ex cathedra', soprattutto tenendo conto che la legalità non si strumentalizza a fine politico ma si pratica nell'interesse collettivo.

E' invece accaduto, e lo dico con grande amarezza umana, che l'assessore prendesse però le distanze dagli atti approvati a mezzo stampa, disconoscendo il confronto e la mediazione raggiunta con tutta la squadra di governo. Probabilmente con l'intento di gestire in proprio la sua immagine sfruttando i media e privileggiando, quindi, il suo rapporto con i mezzi di informazione rispetto a quello con il sindaco, con cui non ha avuto il buon senso e il buon gusto di parlare nemmeno in questo frangente, nemmeno quando ha scelto di dimettersi, per altro con una tempistica che può anche lasciar pensare ad una volontà di colpire l'amministrazione in un passaggio delicato come quello che stiamo vivendo: la discussione e l'approvazione del bilancio in Consiglio Comunale. Abbandonare la nave nel momento di difficoltà è semplice, ma non è un comportamento che può essere compatibile con la nostra sfida: dare a Napoli un nuovo volto, dare a Napoli una nuova speranza.

Non nascondo l'amarezza provata: per me era un assessore di punta e di riferimento, che ho difeso anche quando il suo operato era lesivo per la compattezza della stessa Giunta, oppure quando cozzava con la città dei diritti, soprattutto dei più deboli, che vogliamo realizzare. E' accaduto spesso, infatti, che Narducci travalicasse il mandato dell'indirizzo politico spettantegli, interferendo con la legittima azione amministrativa, tanto da essere soggetto, seppur indirettamente, ad una sentenza critica in sede giudiziaria che ha infatti riconosciuto la legittimità dell'azione amministrativa stigmatizzando il comportamento dello stesso assesore. Così come spesso è accaduto che declinasse la politica non come risoluzione dei problemi volta alla tutela dei più deboli nell'orizzonte della legalità e del diritto, ma come cieca intransigenza e furioso formalismo della norma, spesso paradossalmente accanendosi con i più deboli, arrivando a confondere legalità formale con legalità sostanziale, strumentalizzando politicamente il rispetto della legge e della Costituzione che devono necessariamente realizzare la giustizia sociale (penso a quanto accaduto con la vicenda di via Bologna).

Unica attenzione, infine, era da lui rivolta ad un 'certo modo' di intendere la polizia municipale, rispetto a cui il suo operato non sempre ha prodotto risultati apprezzabili, arrivando perfino a criticare, in totale isolamento, il progetto di pedonalizzazione del Lungomare, attuato con uno straordinario e meritorio impegno del corpo a cui va tutta la mia gratitudine.

Nonostante tutto, fino alla fine, fino ad oggi, anche in vista del raggiungimento di un anno di governo che deve spingere tutti, in primis il sindaco, ad una riflessione per il miglioramento, ho creduto fosse possibile un cambiamento nell'atteggiamento umano e nel comportamento politico, sperando si potesse arrivare ad una sintesi nell'interesse della città. Certo non su quei valori e quei principi che non si perseguono solo in magistratura, ma anche e soprattutto in politica, quando la politica si realizza come noi la intendiamo: discontinuità col passato, legalità sostanziale, diritti di tutti, giustizia sociale.

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