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La festa dei beni comuni alla Mostra d'Oltremare

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I corifei della “rivoluzione” arancione sono raggianti e sbuffano a più non posso nelle chiarine della propaganda: riaprono l'Hotel Palazzo Esedra e il Ristorante della Piscina, due importanti strutture ricettive della Mostra d'Oltremare di Napoli.
Alla cerimonia inaugurale molte le autorità, tanta la gente si accalca ai buffet. Mancano solo i cineoperatori dell’Istituto Luce.
A pensarci bene forse si tratta della “festa dei beni comuni” promessa da de Magistris nel corso del Forum dei Comuni del 2012. Quando con le mani sui fianchi, con voce stentorea e curando di scandire bene le sillabe, affermò che le “politiche dei beni comuni servono ad aggredire le logiche predatorie del capitalismo”.


Tra gli affreschi di E. Notte e F. Girosi è tutto un turbinio di facce sorridenti, pacche sulle spalle, baci e abbracci, ma di abbacchiati capitalisti neanche l’ombra. Anzi…
L’ensemble di archi intona un suadente sottofondo musicale mentre i camerieri in alta uniforme sfacchinano distribuendo da un lato all’altro del salone spumeggianti calici. Il radioso sindaco di Napoli, calato nel ruolo del padre della sposa, dispensa sorrisi a trentadue denti e calorose strette di mano.

La giornata certo è di quelle storiche. Dopo anni di delittuosa incuria, grazie ai cospicui finanziamenti europei, alcuni storici edifici della Mostra d’Oltremare tornano a risplendere. Oltre al Centro Congressi, tornano a nuova vita il Teatro dei Piccoli, il ristorante della Piscina e l’edificio monumentale di Marcello Canino.

Ma non tutto quello che luccica è oro. Il vernissage, infatti, è l’ennesimo step di una privatizzazione non stop di un bene comune. L’edificio di Canino ne è l’incontrovertibile dimostrazione.

Concepito e strutturato per essere il “Palazzo degli Uffici”, il centro operativo in cui si trovavano gli uffici dei dirigenti, tecnici e funzionari della Triennale d’Oltremare, liberato dagli uffici del Coni e da quelli residuali dell’ente Mostra, è stato affidato con un’apposita convenzione ad un privato affinché questi lo trasformasse nel “Palazzo Esedra”. Denominazione che evoca l’incantevole fontana danzante o l’ingresso nord progettato da Stefania Filo Speziale su via Terracina, andato distrutto dalle vicende belliche e non più ricostruito, ma che con essi non ha alcun nesso. E’ soltanto l’ampollosa denominazione commerciale di un albergo a quattro stelle.

Nulla di nuovo sotto il sole. E’ l’ennesimo “pezzo” del patrimonio immobiliare dell’Oltremare che, di fatto, viene alienato. L’elenco è lungo e arcinoto.
Del resto non è un caso se in questi stessi giorni si fa un gran parlare delle aree della Mostra occupate dall’Edenlandia e dal Giardino Zoologico mentre un inspiegabile e sospetto silenzio è calato sul Cinodromo.

La natura illegale della gran parte delle strutture del parco divertimenti (chissà dove erano i presidenti dell’Ente quando furono realizzati tali abusi) al momento impedisce che possano essere formulate proposte di rilancio aziendale. Non così per il parco faunistico di Luigi Piccinato. In questo caso, Francesco Floro Flores, che non è l’ex giocatore del Napoli, ma un brillante imprenditore napoletano, lo trasformerà in una meraviglia faunistica, tanto da far invidia ai bioparchi di Vienna e Berlino.
Scontata la riconferma della forza lavoro, il vettovagliamento quotidiano degli animali sopravvissuti, la riattivazione del ristorante e gli adempimenti burocratici, L’imprenditore però ha annunciato alcune interessanti novità come la trasformazione e l’ampliamento delle gabbie - sperando che non manometta quelle senza sbarre create da Piccinato - e la conversione in un albergo per ragazzi dell’ottocentesca Villa Leonetti, già utilizzata dalla Facoltà di Zoologia come sede della ricchissima biblioteca scientifica e foresteria per i ricercatori provenienti da Cina e Giappone.  

Quello del professor Giorgio Matteucig, nella tormentata storia del giardino zoologico, e più vastamente della Mostra d’Oltremare, resterà l’ultimo tentativo compiuto per dare valenza scientifica, respiro internazionale e valore aggiunto ad un bene comune. Già bene comune….

Considerata da sempre – almeno nelle dichiarazioni di principio - una preziosa risorsa strategica per lo sviluppo economico della Campania e del Mezzogiorno ed in grado d’incidere in termini positivi sulla stessa economia napoletana, in realtà, la Mostra d’Oltremare con la sua trasformazione in una s.p.a. ha perso ogni protagonismo e slancio “comunitario” limitandosi alla mera gestione finanziaria del patrimonio immobiliare. Principi gestionali che hanno provocato un’accelerazione del processo di smembramento già in atto da tempo.

Fine dei fantasiosi voli al di là del Mediterraneo e delle velleitarie influenze sui meccanismi dell’economia locale e del Mezzogiorno. La vastità degli interessi pubblici è stata abilmente ricondotta alle dimensioni ben più ristrette del profitto legittimo ma privato dell’imprenditore, magari indotto alla privatizzazione dei pezzi pregiati dell’Oltremare da condizioni di favore.

Il complesso polifunzionale di Fuorigrotta che doveva essere, secondo uno studio del professor Corrado Beguinot, un polo ordinatore dello scambio scientifico-tecnologico-culturale- commerciale, nel compiacimento generale dei paladini dei beni comuni, si va invece sempre più configurando come la “Cittadella del tutto per affare” dove primeggiano alberghi, bar e ristoranti. Un bel salto di qualità non c’è che dire. Grazie sindaco, Napoli ne sentiva proprio la mancanza.
Lidio Aramu

 

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