A rischio il futuro della società partecipata del Comune di Napoli
articolo pubblicato su Cronache di Napoli - 9 giugno 2011
Sul piede di guerra, duecentotrenta dipendenti di Napoli Sociale, l’azienda del comune di Napoli che si occupa di assistenze e servizi sociali: sono stati posti in ‘ferie forzate’ e rischiano di perdere il lavoro nei prossimi giorni perché scadono i contratti a tempo determinato. Nelle prossime ore, i lavoratori manifesteranno davanti Palazzo San Giacomo per chiedere di conferire con il sindaco Luigi De Magistris.
Secondo alcune indiscrezioni, l’azienda avrebbe adottate le ‘scelte organizzative’ per ‘sensibilizzare’ la nuova amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo a stanziare ulteriori risorse e a confermare i coordinatori e i dirigenti assunti senza concorso. Napoli Sociale rischia il crac. Tanti i dipendenti in organico: oltre 500, un organico gonfiato incredibilmente negli ultimi anni.
La società, presieduta da Pasquale Orlando ex Acli e dall’amministratore delegato Isidoro Orabona avrebbe accumulato forti perdite. Il precedente governo cittadino aveva ipotizzato la trasformazione della società, in ‘mista’ autorizzando l’ingresso dei privati e la cessione del 49 per cento di azioni al consorzio di cooperative Gesco guidato da Sergio D’Angelo.
La partecipata Napoli Sociale, nacque nel 2004 col sostegno di Sviluppo Italia. Obiettivo? Dare occupazione stabile ai lavoratori socialmente utili ma furono assunti centinaia di disoccupati senza concorso. Sviluppo Italia sottoscrisse il 40% del capitale sociale per 300mila euro ma uscì nel 2007. Il Comune riacquistò il pacchetto al costo di 644mila euro. Fino a metà del 2008, Napoli sociale offriva solo il servizio di trasporto per i disabili. A maggio del 2009, la svolta. Il Comune modificò lo statuto e ampliò il raggio d’azione: assistenza e non più solo accompagnamento.
Ciro Crescentini







