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Piazza Plebiscito, Ligabue, la stampa cittadina e (soliti) vecchi merletti

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Interessante editoriale di Norberto Gallo, direttore di Napolionline.
Tocca dar ragione a Francesco Bassini quando se la prende con la stampa cittadina, a suo dire poco “british”, a volte distratta e afflitta da pericolose punte di pigrizia, aggiungo io.
Prendete la questione di Piazza Plebiscito e dei concerti di Liguabue e Laura Pausini. All’indomani del concerto gira voce che la Piazza sia stata ceduta per pochi euro, nonostante le tariffe per l’occupazione di suolo pubblico lascerebbero immaginare un bel po’ di soldi in ingresso nelle casse comunali.

Ai tempi della spending review, con il sindaco che tra un tweet contro il neo liberismo e l’altro è costretto a correre a Roma a batter cassa, “fittare” piazza Plebiscito per recuperare un po’ di soldi parrebbe proprio una bella idea. La domanda è: ma ci rende o siamo alle solite storie sul fantomatico “ritorno di immagine”?
In fondo, tra Ligabue e Pausini, pare che al netto dei diritti di prevendita sia girato grossomodo un milione e ottocentomila euro. Lecito aspettarsi una cifra ad almeno cinque zeri, considerato il notevole disturbo, tra la blindatura della piazza, la chiusura forzata dei negozi sotto il colonnato, la riduzione dei posti auto, e via dicendo. Eppure gira voce che di quei soldi siano toccati al Comune nemmeno ventimila euro, quanto bastava per pagare la protezione civile e gli straordinari di Metronapoli.

La domanda gira immediatamente in rete e, ripresa dal (solo) Corriere del Mezzogiorno, per due giorni assurge agli onori della carta stampata cittadina. Si scopre che le voci che circolavano erano tutte attendibili, poiché la piazza è stata “concessa” con uno sconto del 99% sulle tariffe previste dai regolamenti comunali. Lo stesso giorno, viene pubblicata sul blog del consigliere comunale di Napoli è Tua, Gennaro Esposito, la delibera integrale con la quale viene assegnata la piazza.

La lettura di quella delibera, lungi dal chiarire la questione, apre nuovi e (giornalisticamente) interessanti interrogativi. Si legge infatti che, la proposta di scontare al 99% l’occupazione di suolo la fa il Sindaco stesso (e la giunta approva) riferendosi esplicitamente ad una modifica del regolamento Cosap approvata appena venti giorni prima, il 19 giugno, dal Consiglio Comunale, senza la quale gli organizzatori avrebbero dovuto pagare fior di quattrini.

Ma soprattutto si capisce chiaramente che quella modifica regolamentare è stata proposta, approvata ed utilizzata, molto dopo l’annuncio che Ligabue avrebbe fatto tappa a Napoli e proprio a piazza Plebiscito.
Infatti basta cercare un po’ in rete per scoprire che Claudio Maioli, manager di Ligabue, ha annunciato fin dall’8 marzo la tappa napoletana a Piazza Plebiscito, spiegando:
La nostra agenzia, da parecchio tempo, ci chiede di suonare a Napoli dove manchiamo in spazi grandi dal 2002. Non concedono lo stadio. Però quest’anno ci darebbero Piazza Plebiscito, la stupenda Piazza Plebiscito: un grande concerto per il sud, finalmente dopo 9 anni a Napoli, considerando che ultimamente siamo stati spesso al nord con Campovolo e Arena di Verona. Ok, “ROCK IN NAPOLI 2012″ allora è accettata.

E ancora. Dalla lettura della delibera si scopre che
Con nota acquisita al PG/2012/478000 del 8/6/2012, la Veragency Srl ha richiesto la concessione di Piazza Plebiscito dal 14/7 al 26/7 per lo svolgimento dei concerti

Infine, la conferenza stampa di presentazione ufficiale della tappa a Piazza Plebiscito di Ligabue e Pausini si è tenuta già il 18 giugno a Castel dell’Ovo.
In pratica, le date per i due concerti sono state fissate e annunciate, con relativa richiesta formale di autorizzazione all’occupazione di suolo, ben prima che venisse modificato il regolamento Cosap. In quel momento gli organizzatori sapevano (almeno ufficialmente) di dover pagare 10 euro al giorno per metro quadrato. Una cifra a dir poco spropositata, circa tre milioni di euro, riducibile al massimo del 50% in caso di compartecipazione ufficiale del Comune.

Ad occhio e croce un vero e proprio scoop. Perchè, infatti, se il costo dei due concerti è da immaginare (abbondando) attorno ai 7-800 mila euro al massimo, il ricavo netto ottenuto dagli organizzatori sarebbe di circa un milione di euro. Se avessero dovuto pagare la piazza con la vecchia tariffa sarebbero andati in rosso, così, invece, il margine è di tutto rispetto.

La domanda da farsi è: si è trattato di un flop inatteso, scampato per la fortuita approvazione del regolamento Cosap, o la concessione praticamente gratuita degli spazi era stata prospettata agli organizzatori fin dall’inizio?

Nel primo caso andrebbe spiegato lo zelo con il quale il primo cittadino propone e la giunta accetta (compreso l’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo, che verrà liquidato dopo qualche giorno proprio per le pessime condizioni dei conti), di rinunciare a un introito significativo per le disastrate casse comunali, utilizzando una norma approvata quando i concerti sono già annunciati e le richieste di autorizzazione formalizzate. Quando si presume cioè, che gli organizzatori abbiano già messo a budget i costi per l’occupazione della piazza. In pratica, come se in un negozio vi facessero lo sconto del 99% un attimo prima di pagare, con i soldi già contati tra le mani…

Nel secondo caso, invece, verrebbe da chiedersi chi ha garantito agli organizzatori, fin da marzo, che non avrebbero pagato con quelle tariffe, ma con una specie di contributo simbolico, offrendo garanzie per un processo che ha richiesto addirittura un voto in consiglio comunale, durante il quale, peraltro, non si è mai fatto riferimento ai due concerti che avrebbero beneficiato di li a poco di quanto si stava votando.

Tante domande, tanti spunti, e invece basta. La notizia si spegne letteralmente. Sparisce come se non se ne fosse mai parlato o come se i quesiti posti avessero ottenuto tutti puntuale risposta.
Perché? Collusione? Complotti? Paura? Il timore è che non ci sia niente di tutto questo, quanto piuttosto quello che scriveva un oramai vecchio Aleksandr Solženitsyn: “La fretta e la superficialità sono le malattie psichiche del ventesimo secolo e più di ogni altro posto si riflettono nella stampa”.
Napolionline

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