Luca Signorelli (1445-1523), grande interprete del Rinascimento umbro, il cortonese "de ingegno et spirto pelegrino" come lo definì Giovanni Santi, il padre di Raffaello, viene celebrato a Perugia con una monografica importante dal 21 aprile al 26 agosto.
Di chiara formazione pierfrancescana (la mostra si apre con la Madonna di Senigallia di Urbino), il suo ingegno creativo presto si concede al drammatico fervore del Pollaiolo tonificandosi con quella sua virile energia, che sarà una delle caratteristiche stilistiche di Luca. Scelta che si coglie soprattutto nella rappresentazione del nudo, presente in quasi tutta la sua produzione e simbolo del suo classicismo. Impegnato nella Cappella Sistina, già dal 1482 è in contatto con Perugino, Botticelli, il Ghirlandaio e Cosimo Rosselli.“La critica è concorde nel riconoscere l'intervento di Signorelli nel riquadro raffigurante Il testamento e la morte di Mosè, presentato in mostra sia attraverso un'incisione ottocentesca di Ludovico Ferretti, sia attraverso un acquerello di Eliseo Fattorini concesso in prestito dal Victoria and Albert Museum di Londra". Emblematiche, poi, la Pala di Sant'Onofrio del Duomo di Perugia, la Sacra Famiglia Pallavicini Rospigliosi, il Tondo di Monaco, la Sacra Famiglia degli Uffizi, la Sacra Famiglia della Galleria Palatina di Firenze, la Sacra Famiglia del Musée Jacquemart-Andrè di Parigi e il bel tondo della Fondazione Zamberletti di Fiesole. Il resto è affidato al grandioso ciclo del Giudizio Universale nella Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto (1499-1504), culmine della pittura rinascimentale, in bilico tra le potenze visionarie di Dante e Michelangelo.
Ivana Porcini




