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Arte

Napoli Restaurata

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Presentati nella chiesa dei Girolamini i cantieri didattici di restauro della Scuola di Alta Formazione e di Studio dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro.

I tre cantieri hanno visto impegnati quaranta allievi restauratori su opere di assoluta rilevanza del patrimonio artistico napoletano. Le attività didattiche hanno riguardato la decorazione a mosaico della cupola del battistero di San Giovanni in Fonte del Duomo e i dipinti provenienti dalla ricca quadreria del Museo Civico Gaetano Filangieri (cantiere ospitato nei laboratori di restauro del Museo di Capodimonte); a questi si aggiunge l’intervento, portato a compimento nel corso dell’anno presso la sede dell’ISCR a Roma, di cinque preziosi busti reliquiario appartenenti alla chiesa dei Girolamini. Quest’ultimo intervento di restauro ha consentito, tra l’altro, di giungere a chiare indicazioni sulla tecnica esecutiva e di poter così riferire i busti all’intagliatore Aniello Stellato al quale, nel 1619, era stato commissionato un gruppo di dodici busti di santi.

Museo di Capodimonte: la grande tela Pompei entra nella collezione permanente

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La mostra personale di Luca Pignatelli al Museo di Capodimonte, conclusasi il 15 luglio, tributa un importante riconoscimento all’artista.

Pompei, la grande opera del 2014 (400 x 670 cm.) entra a far parte della collezione permanente del Museo nella quale figurano i più significativi artisti internazionali: Alberto Burri, Anselm Kiefer, Mimmo Paladino,  Jannis Kounellis, Sol LeWitt,  Andy Warhol, solo per citarne alcuni.


Pompei è un’opera che ha il compito di segnalare l’ingresso nell’area di consapevolezza fenomenologica del ricordo: una rete strutturale, quella che sostiene la formalità esteriore, svestita di tutti gli orpelli figurativi, che si mostra nuda, nella pienezza della sua funzione di pattern geometrico svelato a rappresentare i resti di un contenuto antropico perduto e il mito del crollo archetipo della solidità rassicurante.

Luca Pignatelli, uno tra i più interessanti artisti internazionali contraddistintosi negli ultimi vent’anni per la capacità di intraprendere una ricerca originale, ricca di riflessioni e di spunti critici  sul tema della memoria, nasce a Milano nel 1962, città nella quale ancora oggi vive e lavora. Il suo lavoro conosce una risonanza di portata internazionale sin dagli anni Novanta. Ricordiamo tra le personali più recenti: Istituto Nazionale per la Grafica, Roma (2011), 53° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, (2009), Mamac di Nizza (2009). Tra le numerose mostre collettive sono da ricordare: Museo MAXXI, Roma (2010), Miami Biennale (2010), 53° Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia (2009).

A Napoli il Contemporaneo si legge su RACNA

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Da un'idea di Componibile 62 e Marchese editore
Ha compiuto un mese RACNA Magazine, la nuova rivista digitale di Arte e Linguaggi della Contemporaneità. RACNA è il frutto della collaborazione tra due associazioni napoletane: Marchese editore e Componibile 62.

IL PROGETTO - RACNA nasce come portale multimediale dedicato all’Arte contemporanea, con l'intento di coinvolgere i protagonisti del settore, artisti, galleristi, curatori, collezionisti, centri di produzione ed esposizione, di studio e promozione.

Palazzo Zevallos Stigliano riapre le sue Gallerie. Apertura gratuita al pubblico sabato 21 giugno

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Inaugurazione delle Sale rinnovate dello storico Palazzo in via Toledo, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Intesa Sanpaolo riapre il 20 giugno al pubblico, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli, riallestite per la valorizzazione di un nucleo di oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città, in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.


Palazzo Zevallos Stigliano è dal 1898 la sede storica della Banca a Napoli. La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile dell’edificio risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.

L’apertura al pubblico delle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano nasceva dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.

Valorizzazione del patrimonio artistico napoletano su cui ha posto l’attenzione il Capo dello Stato per il quale “le mostre possono anche avere una ricaduta importante, non automatica, di riscoperta da parte dei cittadini dei musei. Ma condivido la necessità di porre l’accento sul sempre presente e vivibile del patrimonio artistico. A Napoli – conclude Napolitano – molti anni fa ci fu un’iniziativa, Monumenti porte aperte, credo che dovremmo in quello spirito dare molta valorizzazione al nostro patrimonio culturale” (la Repubblica, 20 giugno 2014).

Questo nuovo intervento si inscrive nell’ambito di Progetto Cultura, il programma pluriennale che pianifica le attività di Intesa Sanpaolo in campo artistico e culturale. L’iniziativa più ambiziosa elaborata dal Progetto è stata la creazione delle Gallerie d’Italia, la rete dei poli museali e culturali della Banca presenti sul territorio nazionale cui appartengono, accanto alle Gallerie partenopee, le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza (aperte dal 1999 e rinnovate nel 2014) e le Gallerie di Piazza Scala a Milano (inaugurate nel 2011).

Il nuovo allestimento di Palazzo Zevallos Stigliano, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, arricchisce le Gallerie con gruppi di opere di grande significato storico e valore artistico, appartenenti al contesto culturale del Sud Italia e in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo. La maggior parte delle opere, in vista della loro musealizzazione, è stata sottoposta a importanti interventi conservativi.

L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi (sette sale rispetto alle tre precedenti) e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica. Spicca fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte). E ancora Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi; Sacra Famiglia con San Francesco d’Assisi, del caravaggesco romano Angelo Caroselli; Sansone e Dalila, uscito dall’atelier napoletano di Artemisia Gentileschi; tre scene bibliche di Bernardo Cavallino e il San Giorgio di Francesco Guarini. In mostra inoltre L’Adorazione dei Magi del “Maestro degli Annunci ai pastori” e Tobia che ridona la vista al padre di “Enrico Fiammingo”, alias Hendrick De Somer; Ratto di Elena di Luca Giordano e Agar nel deserto di Francesco Solimena introducono alla fase più alta della stagione barocca.

Per il Settecento, alla compostezza idealizzata delle quattro Allegorie della Pietà di Francesco De Mura fa da contraltare il realismo di due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto, con accenti di verità umana che travalicano di molto le convenzioni iconografiche della pittura di genere comico-popolare cui le due tele appartengono.

Non manca una rappresentanza, davvero rilevante per qualità, dell’importante capitolo della natura morta a Napoli dalla metà del Sei al primo Settecento, da Paolo Porpora a Baldassarre De Caro, passando per Giovan Battista Ruoppolo e Giuseppe Recco.

Il percorso nella veduta e nel paesaggio, un genere prima ritenuto minore e che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, inizia con una premessa settecentesca: i quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.

Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo, legato alla pratica en plein air, della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo.

Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città, attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato. Agli ambienti urbani vengono abbinati i “tipi”, attraverso i ritratti, molti incisivi, di modelli catturati per strada, in una continua osservazione della commedia umana.

Le opere di Vincenzo Gemito infine formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa. Dal naturalismo più diretto delle teste giovanili modellate in terracotta si passa alla più sofisticata serie di ritratti di personaggi famosi realizzati in bronzo. Gli splendidi disegni mostrano coinvolgenti autoritratti, che seguono il doloroso mutare nel tempo della fisionomia dell’artista, e figure di donna – come la Zingara, uno dei più belli e particolari acquerelli di Gemito – dove a un realismo prorompente e solare subentra negli anni una ricerca di stile ispirata a modelli seicenteschi, facendone l’ultimo grande epigono dell’importante tradizione del naturalismo napoletano.

Il Palazzo vuole recuperare una funzione che a lungo ebbe nel passato, quale scrigno di una preziosa, rinomata collezione d’arte. Di essa scrisse nel 1692 il canonico Carlo Celano, con parole che sembrano tornare attuali: “una galleria de’ quadri delle belle che sono in Napoli, e veramente vi si vedeano bellissime dipinture, et in quantità, de’ famosi maestri così antichi come moderni”.

Per l’occasione le Gallerie d’Italia - Palazzo Zevallos Stigliano apriranno gratuitamente le proprie porte al pubblico sabato 21 giugno 2014.

Il Classico Contemporaneo. Personale di Luca Pignatelli a Capodimonte

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L’artista Luca Pignatelli (Milano, 1962) presenta al Museo di Capodimonte l’esposizione di grandi tele, riproducenti opere della classicità in un percorso storico-iconografico di richiamo alla Memoria. La mostra, a cura di Achille Bonito Oliva, è esposta nella Sala Causa di Capodimonte dal 10 maggio fino al 15 luglio 2014.


Una mostra dal forte impatto estatico-filosofico. I temi dell’arte classica rivivono nelle forme e nei materiali adoperati dall’artista. Teloni ferroviari, tele su carta, decompongono e ricostruiscono il passato restituendo alle opere il senso storico della loro realtà in un’interpretazione metaforica e metalinguistica dell’arte contemporanea. Il processo di demolizione e ricostruzione, approntato da Pignatelli con i suoi materiali, conferisce alle grandi opere dell’antichità il significato di una realtà cogente, tuttora in atto, che porta la Storia nell’immanenza dell’incessante riproduzione plastica delle forme.

Il dipinto La Biga (2014), opera su tela, vuole suggerire un nuovo significato della forza rappresentata. Opera fortemente evocativa del senso di distruzione del reale è Pompei (2014), costruita solo con la sovrapposizione della materia di cui è fatto il telone ferroviario, senza l’utilizzo di pittura. Il senso della Memoria storica che nasce dalla rappresentazione per poi assumere vita propria, oltre l'esistenza delle mere rappresentazioni, sembra essere il filo conduttore della ricerca storico-artistica condotta da Pignatelli.

Echi della filosofia nietzscheana riecheggiano nelle grandi tele dell’artista, il cui nome figura tra gli artisti più interessanti sulla scena internazionale. Il pregio di Pignatelli – evidenzia il curatore della mostra, Achille Bonito Oliva – “è aver sottratto l’opera classica all’invadenza della scultura, restituendola alla dimensione più umana della pittura”. Parafrasando Nietzsche, commenta Bonito Oliva, “l’arte progetta il passato. Nell’opera di Pignatelli il tempo non è cronologico e lineare, ma piuttosto circolare. La storia non è archeologia ma retaggio culturale reso continuamente presente dalla immanenza dell’arte”.

Arte circolare ed immanente in un immaginifico dialogo tra arte classica e moderna che trova espressione nel Museo di Capodimonte, definito dal critico d’arte Michele Buonomo, con cui Luca Pignatelli ha imbastito un dialogo-intervista contenuto nel catalogo dedicato alla sua personale, “il prototipo del dialogo tra arte antica e moderna”. L’esposizione dell’artista milanese è collocata  nella Sala Causa, dal nome del Soprintendente Raffaele Causa il quale, nel 1978, aveva avuto l’intuizione di esporre la retrospettiva di Alberto Burri, un artista vivente, nel Museo di Capodimonte, tempio della classicità. Contaminazione tra classico e contemporaneo che rappresenta, forse, il tratto peculiare di questo Museo la cui storia più recente può vantare anche l’esposizione della mostra Vesuvius (1985) di Andy Warhol, realizzata appositamente per Napoli. Nomi ed eventi che ritornano, come la circolarità della storia richiamata da Pignatelli nelle sue opere, in riferimento alla risonanza della mostra dedicata a Warhol con la rassegna in corso al Pan, curata – tra l’altro – dallo stesso Bonito Oliva.

Il dialogo tra arte classica ed arte moderna o post contemporanea, oggi si potrebbe dire, ha assunto la forma della tradizione per Capodimonte come sottolinea l’attuale Soprintendente, Fabrizio Vona, il cui obiettivo è “far continuare per Capodimonte questa tradizione che fa di questo luogo un Museo unico al mondo”. Vona evidenzia la permanenza delle opere pensate e realizzate per Capodimonte, in una “idea non raccogliticcia” delle mostre, che spaziano dall’antichità fino all’arte contemporanea, ma in un progetto “strettamente legato con la storia del Museo e con Napoli”, elemento questo – conclude Vona – "che nessun Museo al mondo può vantare”.

Mostra di Luca Pignatelli, a cura di Achille Bonito Oliva, Museo di Capodimonte, Sala Causa, 10 maggio-15 luglio 2014, tutti i giorni (mercoledì chiuso), ore 10-19.30, ingresso: €7,50

Per maggiori informazioni, si può consultare il sito: www.polomusealenapoli.beniculturali.it o inviare una mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.